"Bastardo posto" di Remo Bassini

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Remo Bassini affonda le sue parole nel ventre molle della provincia nostrana. “Bastardo posto” prende corpo proprio lì, durante le “cinque notti fatali” di una cittadina italiana come ce ne sono tante, né piccola né grande, né troppo al centro, né troppo isolata, un luogo di quelli che riescono, allo stesso tempo, ad essere attivi e sonnolenti, vitali di giorno, e abbattuti di notte, quando, allo scadere del “coprifuoco commerciale”, le strade diventano “terra di nessuno” e chi le solca ha sicuramente qualche conto in sospeso con la propria coscienza. In questo scenario apparentemente così comune, va in scena la vicenda di Paolo Limara, vicedirettore (in odore di promozione) de “La Civetta”, quotidiano locale dalla vocazione illuminata, porto sicuro per il “figlio d’arte” di uno dei fondatori, destinato a far carriera nel mondo della cronaca. Ma la linea si logora progressivamente quando il protagonista inciampa in un incontro.

C’è la vita di prima, moglie, lavoro di responsabilità, ammirazione e rispetto dei colleghi, luminoso futuro professionale e poi la rottura. Una crepa che ha il volto di Marina Castori. Marina che ha perso il figlio, Marina che dorme in macchina e “fa parlare la gente”, Marina, dottoressa trasformata dalla disperazione in badante. Di lei si dice ogni genere di cattiveria, e soprattutto, pare che sia stata l’amante del defunto commissario Villani, “uno dei poliziotti più corrotti della città”.

Chiude gli occhi, Limara, vorrebbe il buio assoluto, lui. Ma è stato maldestro, non doveva chiuderli, i colori sono più vividi, ora, come illuminati da un potente riflettore: dietro le sue spalle ricurve, dall’altra parte della strada, Limara adesso immagina la vetrina con l’insegna rossa del Piccolobar; la serranda è abbassata, l’interno è buio; ma fuori, davanti all’ingresso, Limara, con gli occhi chiusi, è come se vedesse, anzi no, vede un fantasma, e per non vedere, li riapre subito, gli occhi, spalancandoli come chi è spaventato.
Meglio guardare il manichino, così il fantasma va via, si dissolve, scompare.
Vattene Marina.

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Via | gruppoperdisaeditore.it

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