Marco Magini racconta la strage di Srebrenica in “Come fossi solo”

Il massacro di Srebrenica viene raccontato da Marco Magini nel romanzo Come fossi solo, finalista al Premio Calvino 2013.

Come fossi solo di Marco Magini (Giunti, 2014) è un romanzo che potremo definire coraggioso perché prova a raccontare la strage di Srebrenica, avvenuta nel 1995. Per questo romanzo – che, giova ricordarlo, è un’opera di narrativa e non un testo storico su quanto avvenuto – Marco Magini ha ricevuto la Menzione speciale della giuria del Premio Calvino 2013.

In Come fossi solo, ci troviamo dinanzi a tre voci diverse di altrettanti protagonisti di quello che accadde: il soldato serbo-bosniaco Dražen Erdemović (unico membro del Decimo battaglione serbo processato dal tribunale penale); Dirk, giovane casco blu olandese del contingente delle Nazioni Unite che presidiava l’area e il Romeo González, giudice spagnolo del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia. Tre modi per raccontare un genocidio di cui, purtroppo, ancora oggi si parla troppo poco.

Magini, a mio avviso, riesce a raccontare, in forma romanzata, gli eventi provando a portare alla luce alcune dinamiche e questioni che, probabilmente, non tutti conoscono. Il fatto che il romanzo sia narrato in prima persona, me che siano ben tre le voci narranti, a volte può spiazzare, però permette a chi legge di diventare a sua volta quarta voce che osserva quanto accade e prova a porsi delle domande.

Marco Magini, Come fossi solo

All’indomani del Premio Campiello 2013, chiesi a Marco Magini come mai avesse scelto di raccontare questa storia, che lui poteva conoscere solo per sentito dire (Magini è del 1985 e la strage di Srebrenica è di dieci anni dopo). Mi rispose:

Ci sono due motivi per i quali ho deciso di scrivere questo romanzo: credo innanzitutto che parlare di Srebrenica non sia solo un semplice esercizio di memoria quanto soprattutto una necessità per l’Europa contemporanea che assiste negli ultimi anni al risorgere di preoccupanti fenomeni di nazionalismo. In secondo luogo credo che il processo a Dražen Erdemović ponga interessanti interrogativi sia riguardo al ruolo delle organizzazioni internazionali nei recenti conflitti, sia riguardo al concetto di giustizia nei confronti di crimini di questa portata.

Forse, per riuscire a raccontare quanto avvenne a Srebrenica nel 1995 è necessario, in un certo senso, sdoppiarsi (chissà se è questa la motivazione ultima delle tre voci narranti del romanzo), come afferma a un certo punto il casco blu Dirk:

Siamo nient'altro che spaventapasseri abbandonati in mezzo al campo, anche i corvi lo sanno e ci volteggiano intorno in attesa del momento giusto per colpire.

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