Finita la discussione su Bestseller e critici che ne aumentano la fama, a volte immeritata, si torna a parlare di poesia.
Loredana Lipperini riporta uno stralcio (non on line per ora) di un pezzo di Enzo Golino nelle pagine culturali di Repubblica di oggi, e lancia la discussione sulla poesia: è morta o è viva?
A pochi giorni dalla Giornata mondiale della Poesia, si torna a discutere su questa sconosciuta.
Poco fruibile in campo editoriale perché rivolta ad un determinato target di lettori, la poesia ha trovato oggi alcuni validi rappresentanti, che purtroppo si intralciano tra loro.
Non per essere drastica, ma è chiaro come le correnti seguino due modi di intendere la lirica ben chiari: da una parte Maurizio Cucchi, classico e anti-avanguardistico, dall’altra Lello Voce, che ha ri-portato con i Poetry Slam la poesia nelle piazze e ha inciso un bel cd di poesia “cantata” (qui è scaricabile un brano).
Delle posizioni di Lello abbiamo già ampiamente parlato, per comprender meglio l’ottica di Cucchi c’è un bel pezzo di Enzo Mansueto, poeta pugliese, apparso sul Corriere del Mezzogiorno qualche mese fa.
Ma voi, siamo sinceri, la leggete la poesia, sì o no?
shymay
24 mar 2005 - 16:25 - #1ho una maniera diversa di leggere i romanzi e le poesie.
se i primi vengono letti dall’inizio alla fine, di seguito o inframezzati da altri libri, le poesie vengono lette poche per volta aprendo i volumi a caso, cominciando leggere e sfogliare. ho uno scaffale in cui ci sono solo libri di poesie. sono edizione economiche, la maggiorparte monografiche, alcune con testo a fronte, di varie nazionalità ed epoche.
ho cominciato a leggere le poesie dopo le superiori, ovvero quando qualcuno ha smesso di leggerle un pezzetto per volta fermandosi ad analizzarle, cosa che uccide una poesia. la uccide perchè spezza il ritmo e perchè non può essere spiegata, va sentita.
Vincenzo Della Mea
25 mar 2005 - 12:31 - #2Perché dici che Voce ha ri-portato la poesia nelle piazze?
Manila
26 mar 2005 - 04:44 - #3Perché la poesia veniva declamata nei fori, nei tempi andati, veniva declamata a matrimoni e funerali, veniva declamata alla presenza di un’intera corte.
Invece ora la poesia è il libro sul comodino che nessuno apre più, è la noia del reading che ti hanno imposto, è la vivisezione scolastica di ogni parola.
Lello ha riportato la poesia nelle piazze nella sua eccezione migliore: quella del contatto con il pubblico, un contatto vero e diretto.
E poi l’ha messa anche su cd, lo senti in auto, a casa, a lavoro, e senti poesia, ti pare viverla.
matteo fantuzzi
26 mar 2005 - 07:54 - #4hai mai provato a fare un reading in un supermercato manila ? io sì, è piacevole. la gente all’inizio non capisce ma rimane, passa, ascolta, coi carrelli della spesa e tutto il resto. e ne ho fatti in un’altra serie di luoghi assurdi. e conosco gente che ne ha fatti in luoghi forse ancora più assurdi: autobus, sale d’aspetto del dentista…
e ne ho fatti anche nelle piazze (fatti, organizzati) e ti assicuro che se i poeti sono validi centinaia di persone di lì non si muovono.
e se ne sono fatti tanti e pieni di gente anche prima dell’introduzione dello slam di cui lello è sicuramente padre italiano, mentre sul resto delle tue tesi nutro i soliti noti profondi dubbi (perchè ri-portato ? dove mai erano finiti ?).
e anche qui come dalla lipperini ripropongo ’sto testo http://www.atelierpoesia.it/blog.asp?pagina=blog&SearchFor=fantuzzi
matteo fantuzzi
26 mar 2005 - 08:18 - #5ho letto l’articolo di mansueto. la battuta sul calcio e qualsiasi altra battuta simili ce le si dovrebbe sempre risparmiare, perchè se no passa sempre quella certa parrucchierìa della poesia che non serve a nulla o a nessuno. il resto del discorso invece merita: queste effettuazioni esistono negli anni ‘60, ma già prima negli anni ‘20 e anche sulla poesia nelle piazze c’è un’ampia casistica che viene da una tradizione continuata nel tempo, vabbè… non mi dilungo.
il problema è sempre quello, dire: una cosa è bella e una brutta, una va bene e l’altra no, una è stantia e l’altra è figa non porta assolutamente da nessuna parte. si deve cercare di portare qualche argomentazione un poco più concreta. se no in poesia vincerà sempre l’esclusione del diverso. che ha anche un altro nome: razzismo. (e so che non è tua volontà)
Manila
26 mar 2005 - 17:40 - #6Matteo, io non ce l’ho con Cucchi e nemmeno con chi non apprezza lo slam: io ce l’ho con chi se la prende A PRIORI con lo slam. Ecco perché lo difendo.
Ho fatto reading dappertutto, anche al parrucchiere, anche improvvisati sotto i portici torinesi la notte di capodanno.
Ri-portare perché lo slam è arrivato, facendo parlare di sé - che è questa la cosa fondamentale, lo slam ha fatto parlare di sé e la gente si è incuriosita - in un periodo in cui c’era un’apatia incredibile sulla poesia. Questo il merito.
Poi che ognuno la diffonda come vuole, c’è bisogno di portare la poesia nelle coscienze dei lettori. Per ogni iniziativa io non posso che apprezzare e collaborare e fare del mio meglio.
matteo fantuzzi
26 mar 2005 - 18:03 - #7e che chissà che cucchi e lello non siano amiconi ;)
forse la vera sfida è fare in modo che massimamente la gente non venga per conoscere i reading o gli slam, ma venga per la poesia. per poi leggerla a casa nel caso per troppo tempo l’abbia lasciata sul comodino a prendere polvere.
Vincenzo Della Mea
28 mar 2005 - 18:51 - #8Arrivo tardi, ma tanto è già passato Matteo… i dischi con le poesie li compri da molto tempo, anche da Crocetti.
Per il resto, io non sono contro gli slam: ho sollevato un dubbio su delle espressioni specifiche, sia qua che dalla Lipperini. Lo slam è uno dei modi per fare poesia orale, e deriva da cose che già si facevano in altre epoche. Il fatto che faccia incuriosire gente che normalmente non si interessa alla poesia va benissimo, ma l’importante è che si interessi alla poesia. Tenendo conto che la tradizione orale riguarda una parte della poesia, mica tutta.
Oltre che leggere il post di Matteo sul blog di Atelier, dai un’occhiata ai commenti: c’è Scarpa, che agli slam ci va, e che pensa anche lui cose interessanti.
Jakko
18 mag 2005 - 13:15 - #9La poesia non morirà mai
Forse un pensiero alquanto romantico =)
Ma chi vive per “lei” (..la si tratta come una signora…)chi la legge e la segue, la scorge in qualsiasi spicchio di vita quotidiana
E poco importa se a pochi piace o se pochi siano gli interessati
Vorrà dire che cominceremo a considerarla come qualcosa di ancora più prezioso…
Dato che la poesia parla a tutti…ma pochi la ascoltano…