In cucina con Leonardo

L’immagine tradizionale di Leonardo da Vinci è senza dubbio quella di un grande e completo artista geniale, di una personalità poliedrica e sorprendente per le sue infinite capacità. Sorprendente, appunto, come il Leonardo che scopriamo nelle piacevolissime Note di cucina di Leonardo da Vinci dei coniugi inglesi Routh (Voland 2005, da Cosacucino.it). È proprio il caso di parlare di arte culinaria perché il nostro Maestro si ingegna tanto in cucina quanto con il pennello in mano, anzi, stando ai simpatici aneddoti riportati nel testo, pare che la sua vera passione non sia stata l’arte figurativa ma piuttosto la cucina. Lo troviamo a lavorare come ristoratore, insieme all’insigne compagno Botticelli, in una Firenze che non sembra apprezzare troppo le raffinatezze culinarie ideate dall’artista, vere e proprie delizie – forse poco sostanziose per palati grezzi – da nouvelle cuisine.

Insomma un Leonardo appassionato di gastronomia che vive come marginali gli impegni pittorici che di tanto in tanto gli vengono commissionati. È una prospettiva del tutto nuova e curiosa che accresce la versatilità del Maestro. E così lo troviamo alla corte di Ludovico Sforza come cerimoniere, alquanto bizzarro, sempre impegnato ad inventare diavolerie per la sua cucina, singolari macchine per gli usi più disparati, come quella per scacciare i cattivi odori o quella per eliminare le rane dai barili dell’acqua potabile e il gigantesco tritamanzo. Lo vediamo poi impegnato a realizzare spettacolari modellini di palazzi o castelli in marzapane e gelatina e, ossessionato dalla pulizia della tavola, ad escogitare rimedi per impedire agli ospiti dei suoi Signori, piuttosto maleducati e anche sporcaccioni, di ridurre la tovaglia come un campo di battaglia. Ecco nascere il tovagliolo, sfortunatamente non compreso e adoperato nei modi più assurdi. Dopo il ritratto gastronomico è riportato il Codice Romanoff in cui sono annotate ricette, più o meno fattibili, di Leonardo e poi consigli, rimedi, idee e appunti di vario genere. Entrambe le parti del testo sono arricchite dai bellissimi disegni culinari del Maestro, genio anche tra i fornelli.

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