L'effetto Pinocchio, di Suzanne Stewart-Steinberg

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L'effetto Pinocchio, di Suzanne Stewart-SteinbergC’è un periodo storico della nostra storia patria che è poco analizzato: quello che va dal 1861 al 1922. Non sono due date a caso, ma due momenti importanti per lo Stivale: l’unità d’Italia, la prima data, e l’ascesa del fascismo, la seconda. Si tratta di un periodo che potremmo definire mitico, in quanto in questi anni si costituisce il (fragile) assetto politico alla ricerca di una cultura per l’Italia unita. Sono proprio questi anni che Suzanne Stewart-Steinberg – docente di letteratura comparata (con particolare interesse per la politica e la letteratura italiane e tedesche nel XIX e XX secolo) presso la Brown University (Providence, Rhode Island, USA) – scandaglia nel suo poderoso saggio L’effetto Pinocchio. Italia 1861-1922. La costruzione di una complessa modernità, tradotto in italiano da Anna Maria Paci e pubblicata per i tipi di Elliot.

È un periodo praticamente sconosciuto – scrive l’autrice – vittima di una sorta di inerzia metodologica da parte della critica, tradizionalmente concentrata sul precedente periodo risorgimentale o sul successivo periodo fascista (con qualche eccezione, dovuta in particolare alle storiche del femminismo e di alcuni sociologici della cultura).

La studiosa, quindi, presenta nel suo saggio alcuni aspetti peculiari di quel sessantennio e li analizza in maniera approfondita, facendo ricordo acne a diverse immagini d’epoca. La simbologia intorno al quale si impernia lo studio è quella di Pinocchio, le cui avventure furono pubblicate da Carlo Collodi per la prima volta, a puntate, su Il Giornale per i bambini tra il luglio del 1881 e il gennaio 1883 e poi ripubblicate in volume a Firenze nel 1883.

Perché proprio Pinocchio?

Pinocchio racconta, come è noto, la storia di un burattino senza fili creato dal falegname Geppetto, le sue scorribande per le campagne toscane, il suo imbattersi in magiche creature […], i suoi ripetuti incontri con la morte e infine la sua trasformazione in ragazzino per bene; non solo un ragazzo in carne e ossa ma anche onesto […] Nel 1923 Giuseppe Prezzolini dichiarava che se si fosse compresa la belle di Pinocchio si sarebbe compresa l’Italia. Prezzolini non è stato l’unico a ravvisare un collegamento tra Pinocchio, la sua condizione di burattino senza fili e la nazione che il burattino rappresenta. Pinocchio sembra essere rappresentativo di un’entità più grande: l’Italia e il soggetto italiano.

Suzanne Stewart-Steinberg propone, quindi, dei punti fermi (o personaggi chiave, se volete), intorno ai quali si snoda il periodo storico (o, per rimanere nella simbologia, scene nelle quali Pinocchio si muove in maniera più o meno maldestra): dallo psicologo Scipio Sighele (1868-1913) alla scrittrice e giornalista Matilde Serao (1856-1927), da Edmondo De Amicis (1846-1908) al padre della moderna criminologia Cesare Lombroso (1835-1909) a Maria Montessori (1870-1952). Questi personaggi sono un po’ la scusa per parlare anche dell’ambiente, della situazione socio-politica-culturale, dei sentimenti, dei modi di vedere la realtà dell’Italia e degli italiani nel periodo storico in esame.

Un saggio molto interessante per capire un po’ meglio la nostra storia e noi stessi. Del resto, che noi italiani siamo sempre un po’ fuori dagli schemi (come diceva Umberto Saba – citato nel libro – noi siamo probabilmente l’unico popolo che ha avuto inizio con un fratricisdo) lo rivelava già Francesco de Sanctis (1817-1883):

Nel suo autorevole saggio del 1878, “Il limite”, Francesco de Sanctis affermava che gli italiani non hanno i piedi per terra e per questa ragione hanno sviluppato un concetto assoluto della libertà individuale, che è in contraddizione con i limiti che lo Stato impone.

Suzanne Stewart-Steinberg
L’effetto Pinocchio.
Italia 1861-1922. La costruzione di una complessa modernità

traduzione di Anna Maria Paci
Elliot, 2011
ISBN 978-88-6192-152-8
pp. 576, euro 25

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