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"L'importanza di essere colti", al giorno d'oggi!

Pubblicato: 19 dic 2011 da Sara Rania alias Kitsuné

A cosa serve essere colti?
“L’importanza di chiamarsi Ernesto”, o “L’importanza di essere Onesto”, in una traduzione che prova a riprendere il gioco di parole del titolo originale inglese della commedia di Oscar Wilde (costruita sull’assonanza che unisce l’aggettivo “earnest” - serio, affidabile ed il nome proprio “Ernest”). Mi ci ero imbattuta per caso durante uno di quei “pellegrinaggi mentali” che seguono spesso delle ricerche, che partono in una direzione per poi arrivare in tutt’altra, e mi è ritornato in mente stamani, sotto una forma ulteriormente modificata che assomigliava piuttosto ad un interrogativo: (Qual’è) L’importanza di essere colti (?).

Perché in fondo resta ancora una delle grandi domande contemporanee, un topos che aderisce ad una necessità del pensiero, quella fondamentale consapevolezza del sapersi reservoir, nel senso di armonico “contenitore” di suggestioni culturali che si fondono e reinterpretano in una mescola nuova e interessantissima, che è ancora e più che mai un “fiore all’occhiello” per molti italiani. E se oltralpe c’è chi ne fa una vera e propria “questione nazionale”, interpellando fior di esperti per tamponare la vergogna seguita all’ironica affermazione di Frédéric Lefebvre, Segretario di Stato al Commercio, il cui libro preferito sarebbe “Zadig et Voltaire” (nota marca d’abbigliamento), per non parlare degli innumerevoli “strafalcioni” del presidente della repubblica francese, ciò non toglie che una riflessione unitaria sull’argomento che coinvolga anche “lo stivale”, sarebbe più che lecita.

Immagine da: tagbolab.it

Via | lexpress.fr

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • krevigo

    20 dic 2011 - 10:22 - #1
    0 punti
    Up Down

    Credo che il mondo com’è oggi, non ha tanta sete di curiosità, che è la base del conoscere e dell’acculturarsi, spesso anche inconsapevolmente.

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