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Su Munch, sul bacio, sulla lettura e sul desiderio

Pubblicato: 07 dic 2011 da Sara Rania alias Kitsuné

“Le baiser peut-être” di Belinda Cannone, apparso presso Alma éditeur il 15 settembre 2011, è l’incontournable di oggi. Un’apologia del bacio e del desiderio che si concretizza in una riflessione filosofica sul bacio, simbolo di avvicinamento e di riconoscimento dell’alterità per eccellenza. Un segno “assolutamente simmetrico” che accade intorno al viso e coinvolge entrambe le persone che si scambiano vicendevolmente un gesto tanto intimo, ma soprattutto una metafora stessa della scrittura, come la intende Belinda Cannone. Una “parola scritta” che si fa essenzialmente tramite e cammino verso l’altro.

Ma anche una “volontà di com-prensione” che può esulare il semplice scambio affettivo, per farsi veicolo di sottrazione. Ecco perché ed ecco anche come, una tale tensione, che passa per lo “svisceramento di una lunga serie di ricordi”, può giungere ad un tale scopo comunitario e egoista allo stesso tempo. Un “tentativo di annessione”, non sempre pacifica che passa per un versamento di sangue che non può non evocare un certo conte dalle ali di pipistrello, come quello descritto a pagina 119 del capitolo Cette bouche rouge…

Ricordati di quel quadro di Munch, quei quadri anzi, ce ne sono quattro credo, nei quali si vede una donna sotto un uomo appeso, la cui testa e le spalle si incastrano nel suo braccio bianchissimo formando un quadrato perfetto. L’uomo è protetto in questo scrigno, coperto dai lunghi capelli rossi sparsi su di lui, mentre tutto è oscuro e ostile intorno a loro. Quando l’ha dipinto nel 1893, Munch l’aveva inzialmente intitolato Amour et doleur. Stava cominciando un “Fregio della vita”, quella specie di vasto poema, del quale farà parte il famoso Grido, che rompeva con gli interni pacifici della pittura nordica… Ma la bocca (invisibile) della donna è appoggiata così bene sul collo dell’uomo, da farci sorgere un dubbio: l’accoglie con tenerezza o piuttosto lo morde concentrata e golosa? Dracula ci ha insegnato a non stupirci di tale scivolamento dall’amore alla divorazione, che chiarisce anche il motivo per il quale questi stessi quadri di Munch sono ormai esposti sotto il titolo di Vampiri…

Video da Librairie Mollat

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