Per lavorare nel mondo editoriale bisogna essere pronti a sacrificare le cose più care. È un lavoro duro, a volte durissimo, con orari impressionanti e con l’impossibilità assoluta di lasciare il lavoro in ufficio. Lavorare per l’editoria consuma, di questi tempi anche di più, visto che gli stipendi sono da fame e che il precariato è la forma di lavoro preferita nel settore.
Detto questo, è pur vero che l’editoria resta uno degli sbocchi professionali a cui vorrebbero tendere moltissimi giovani italiani. Non so bene le statistiche, ma di sicuro ci sono molte più domande di quanta richiesta effettiva ci sia. Già così sembra un lavoro ostico. Ma aspettate, contate che in Italia le cose si fanno ancora più difficili perché l’unico modo di entrare è passare da stage o da conoscenze altolocate.
Di stage ne offrono quasi tutti, si tratta di lavorare a volte gratis, a volte dietro compensi ridicoli, altre - ma poche - con un salario appena appena sufficiente per vivere metà mese. L’altra metà devi avere dei genitori con le spalle larghe, o almeno con un conto in banca capace di reggere anche il tuo peso.
Non voglio dilungarmi. Vorrei semplicemente mettervi di fronte a un fatto, o meglio, a due pagine prese dalla stessa fonte, internet.
La prima si riferisce agli annunci pubblicati settimanalmente da GalleyCat, uno dei blog di riferimento americani del settore.
L’altro è uno screenshot preso dal sito della Mondadori, una delle poche case editrici italiane che offre ancora lavoro pagato, anche se utilizzando con un po’ troppa disinvoltura - per non dire selvaggiamente - i contratti a progetto annuali.
Ora tornate bambini per un attimo e giocate al gioco delle differenze. Anche senza sapere le retribuzioni medie e il tipo di contratti, sono quasi sicuro che potrete valutare da voi.
Foto | DiquipassòFrancesco
l'Osservatore
30 nov 2011 - 18:00 - #1Mettere delle immagini più grandine? ;-)
clockwork-orange
30 nov 2011 - 20:45 - #2premesso che attualmente il mondo del lavoro , in italia, ha un sistema d’ingresso da rivoluzionare completamente e che gli stage sono sottopagati e il più delle volte nascondono del vero e proprio sfruttamento, vorrei porre una domanda un pò antipatica:
siamo proprio sicuri che la professione editoriale sia una delle più ambite dai giovani italiani?e se fosse davvero così quanti di questi seguono un iter sensato e strutturato? io, giovane italiana che vuole lavorare nel mondo dell’editoria ( e attenzione per lavorare nel mondo dell’editoria non intendo diventare scrittrice, ma fare il duro lavoro che sta dietro la “costruzione” di un libro o dietro la vendita di un libro) ho fatto scelte mirate a partire dalla città dove studiare: Milano (capitale italiana dell’editoria) e un percorso universitario ancora più mirato: Laurea in cultura e storia del sistema editoriale e vi posso assicurare che gli iscritti a quel corso di laurea erano davvero pochissimi e ancor meno erano i miei colleghi che, pur sostenendo di voler lavorare in casa editrice, avessero una vaga idea del funzionamente base del sistema editoriale italiano o nel mondo..quindi: che forse ci sia un pò di confusione generale?
Idilia
01 dic 2011 - 12:08 - #3per la commentatrice che mi precede e che vuole lavorare nel mondo dell’editoria… attenzione, po’ si scrive con l’apostrofo e non con l’accento.
clockwork-orange
01 dic 2011 - 13:39 - #4chiedo scusa umilmente per l’errore di battitura…scrivendo di fretta non mi sono resa conto di aver sbagliato…ma credo concorderete che errori d battitura o refusi possono accadere a tutti…questo non significa che io non conosca le basi della grammatica e dell’ortografia italiana, vorrei sapere comunque il senso di queso commento: è un modo sottile per dire che dovrei stare zitta e cambiare mestiere ( prechè nell’editoria ci lavoro già)?