Herzog: il blog letterario che rischia la scomparsa

Profondo nero del mareChe Splinder, uno dei più utilizzati servizi di blogging in italiano degli ultimi anni, stesse per chiudere, non è un mistero per nessuno, ma detta così la cosa non sembrava sollevare particolari interrogativi oltre a quelli inevitabili sulla "durata e la stabilità" delle produzioni di editoria multimediale e sull'indispensabile legame al loro supporto. Dietro questa "bella favoletta" che ci si racconta spesso per passare accanto ai problemi senza farsene troppo toccare, c'è tutto un retroterra spinoso che ritorna. Personalmente la spinta alla riflessione è giunta da un amico di Firenze che qualche tempo fa mi ha chiesto consiglio sulla "nuova casa" nella quale traslocare la "sua creatura": doppiaggi italioti, un originale, e a tratti esilarante, insieme di curiosità e commenti riguardante gli "strafalcioni del doppiaggio in lingua italiana" ieri su splinder, oggi su wordpress.

Come si suol dire, "una volta messa in moto la macchina della ricerca non si è più fermata" e l'occhio mi è caduto spesso su articoli riguardanti l'argomento, ma nessuno mi aveva ancora colpito come "Splinder e la biblioteca senza polvere" di Massimo Mantellini. Il suo pezzo, oltre ad incatenare una serie di "domande classiche", offre una perla finale: il richiamo a Hertzlog, un blog letterario "davvero fuori dal comune" che, dopo cinque anni di assidua presenza, ha "chiuso i battenti" in un simbolico 29 febbraio 2008, peraltro inesistente, e che rischia di sparire per sempre, annegato tra le migliaia di pagine di Splinder che non vedranno mai una nuova collocazione.

Un blog che "è un peccato non leggere", e che si dovrebbe scorrere, abbassando e rialzando lo scroll all'infinito, alla ricerca, non della ragione della sua fine, ben descritta in chiusura, quanto piuttosto del perentorio richiamo che esercitano le sue parole. Parole liquide e scure come quelle dell'ultimo enigmatico brano, "Dal profondo del nero del mare":

[...] Dopo, Cinto restò a occhi chiusi sulla tolda della sedia al centro esatto della notte, addormentato di un sonno inautentico e leggero, aspettando che tutto avesse fine. Il vuoto ondeggiava un mare lungo fra strada e tetti, e sui palmi delle mani Cinto portava profondi i solchi rossi lasciati dalle ruote a cui restava artigliato.
Non era schiarito ancora, quando bussarono alla porta del sottotetto per prendersi il bimbo-uccello e portarlo via legato Per sua incolumità.
Troppo tardi, pensò sollevato Cinto, voltandosi verso la finestra aperta al vuoto.
Ma sopra il davanzale, con occhi notturni e gonfi di cielo, il bambino ancora stringeva forte la mano attorno alla catena che oscillava tronca, le nocche bianche e il palmo solcato di rosso, mentre più sotto s’increspava la strada, e ogni pensiero era inghiottito dal profondo del nero del mare.

Via | ilpost.it

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