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I calendari Maya, di Gianni Zaffagnini

Pubblicato: 29 nov 2011 da Roberto Russo

I calendari Maya, di Gianni ZaffagniniLe teorie su quello che succederà il 21 dicembre 2012 sono tra le più varie e, spesso, sono anche bislacche. È stato detto di tutto e il contrario di tutto. E ognuno, per giustificare la propria posizione, si basa sul calendario dei Maya che alla fine sembra quasi un qualcosa di mitologico che un calendario. Ma cosa c’è scritto realmente nel calendario Maya? Anzi, per essere corretti, nei calendari Maya? E quale era il rapporto dei Maya con il tempo? E ancora: ma è proprio vero che i Maya si sono messi lì e hanno profetizzato che il 21 dicembre 2012 ci sarà un evento particolare?

Per rispondere a queste domande bisogna conoscere la storia, la cultura e la scrittura dei Maya. Un aiuto prezioso in questo senso è lo splendido volume di Gianni Zaffagnini, edito da Sonda, dal titolo: I calendari Maya. Oltre le paure della fine.

Il libro – con bellissime riproduzioni a colori dei simboli del Tonalpohualli come anche di stele e bassorilievi maya – ci permette di avvicinarci in prima persona alla cultura maya, di provare a leggerne la scrittura e, soprattutto, ci introduce al concetto di tempo dei Maya. Un robusto saggio che, com’è giusto che sia, definisce l’orizzonte.

Architrave mayaEhecatl, il vento inteso come spirito vitaleGianni Zaffagnini, I calendari Maya. Oltre le paure della fineGianni Zaffagnini, I calendari Maya. Oltre le paure della fine

Di quali Maya si parla?

Nel testo la parola “Maya” verrà utilizzata per indicare tutta la zona dell’area mesoamericana […] Per “Maya” si intende qui l’insieme dei popoli che hanno contribuito a fare la storia di un territorio in un ambito territoriale definito.

In quale periodo storico ci troviamo? Zaffagnini presenta una precisa periodizzazione che va dal periodo arcaico (7500 a.C. - 2000 a.C.) a quello coloniale (1519 d.C. - 1697 d.C.): non dimentichiamo, quindi, che stiamo parlando di un periodo di novemila anni. E questo, com’è naturale che sia, ha le sue ripercussioni su tutta la cultura.

Oltre all’analisi dettagliata dei calendari e del computo del tempo, la parte che per me è stata più interessante è stato il paragrafo dedicato al revisionismo archeologico. Osserva l’autore:

La prima interpretazione fornita della cultura maya scritta riguarda il diavolo: dato che quei libri non sono interpretabili attraverso i contenuti della Bibbia, l’unico ad averli suggeriti è il diavolo. Anche ai nostri giorni, imitare lo stile interpretativo del vescovo [Diego de Landa] è più facile di quanto sembri […] dato che noi siamo più progrediti dei Maya di 1.500 anni fa, ma siamo stupiti dalla complessità del loro calendario, allora vuol dire che questa “invenzione” è stata supportata da esseri superiori a noi, che (conoscendoci…) non possono che essere extraterrestri.

Quindi, con un modo di procedere retoricamente pseudoscientifico, abbiamo la (farneticante) risposta ad alcune domande:

Perché le piramidi maya hanno una piattaforma sulla cima? Per far atterrare le astronavi.
Cosa rappresenta la lastra tombale del re Pakal a Palenque? Il re alla guida di una specie di acqua-scooter spaziale diretto verso l’astronave degli extraterrestri che lo aspettano.
Perché la civiltà maya è scomparsa? Perché vi fu una inversione del campo magnetico terrestre dovuto a uno spostamento dell’asse del pianeta.

Facile ragionare in questo modo. Peccato che, come nota Zaffagnini, nell’arco di ottantasei anni la popolazione si è ridotta del 96%, grazie al genocidio compiuto dai conquistadores…

Ma, tornando alla domanda iniziale, cosa accadrà il 21 dicembre 2012? Per saperlo non vi resta che leggere il libro di Gianni Zaffagnini I calendari dei Maya (che, tra l’altro, sarebbe un’ottima strenna natalizia per gli amanti del genere).

Gianni Zaffagnini
I calendari Maya. Oltre le paure della fine
Sonda, 2011
ISBN 978-88-7106-632-5
pp. 144, più un inserto a colori di 32 pagine
euro 19

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