Enrico Brizzi: intervista del Caspio

Il primo a cadere nella rete delle interviste del Caspio è Enrico Brizzi. “Il maestoso” autore di successoni come “Bastogne” e successini come “Razorama” – che a chi scrive è piaciuto di gran lunga più di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, si è gentilmente prestato alle domande disinvolte del nostro uomo a Baku. Augurandogli di trovare presto un editore tanto coraggioso da pubblicargli il capolavoro nel cassetto “Le lunghe notti delle pur professionali collaboratrici giovani di Angela Finocchiaro” innalziamo cachinni in suo onore: Viva Brizzi! Forza Bologna!


Le idee migliori vengono nei momenti peggiori. Capita più spesso che la sorprendano dal lattaio, colle terga sulla tazza o sotto le coperte proprio quando ha appena spento la luce?

Di solito, mentre esco di casa dopo sei-otto ore trascorse davanti al computer a pistonare in word. O forse è quello che mi piace pensare. Così, appena rientro, ho la scusa per tornarci.



Quali fra queste "donne della politica" potrebbe trovare spazio in uno dei suoi romanzi (Rosy Bindi, Angela Finocchiaro, Paola Binetti)?

Una volta, dopo un soggiorno romano, ho scritto un gioioso acconto-verità chiamato Le lunghe notti delle pur professionali collaboratrici giovani di Angela Finocchiaro. Era una bomba, e anche l’onorevole faceva una piccola parte, per la verità quasi un cameo. Purtroppo tutti gli editori l’hanno rifiutato. Ufficialmente, per via del titolo torrenziale. Ma tutti noi sappiamo bene che sotto c’è ben altro.



Camillo Ruini, Totò Cuffaro, Claudio Amendola: di chi non scriverebbe mai una biografia, nemmeno se la strapagassero per farlo?

Strapagassero quanto?



Dica la verità: lei, a Dario Fo, il Nobel glielo avrebbe dato?

È stato un furto. Sanno tutti che lo meritava Camilleri.



Italia, paese di santi, poeti ed editori: quale il più antipatico e radical-chic, quale il più politicamente corretto, quale il più laidamente commerciale?


Scusa, mi sta suonando il cellulare nell’altra stanza... Aspetta in linea, per favore...



Fra i suoi stimatissimi colleghi, qual è il più sopravvalutato?

Naturalmente Camilleri. Ma anche da Fo, dopo il Nobel, ci aspettava qualcosina di più...



La prima volta, dal primo editore… insomma, a lei, chi l'ha raccomandata?


A diciassette anni credi ancora che, inviando le tue cose agli editori, a qualcuno prima o poi risponderà che spaccano il culo ai passeri in volo e che vuole pubblicarle all’istante. La raccomandazione non fa parte di questo mondo fatato. E poi, proiettati nel diciassettenne di allora, a chi domandare? Meglio bombardarli di manoscritti per posta, sicuro.



Secondo lei chi è più bello fra Clemente Mastella, Antonio Di Pietro e Inge Feltrinelli?

So solo che un essere con la scriminatura di Clemente, le occhiaie di Inge e la voce di Antonio sarebbe praticamente imbattibile. Gli mancherebbe solo l’alito di Calderoli all’alba per trionfare sullo stesso Lucifero.



Con chi non uscirebbe a cena fra Sergio Fanucci, Elido Fazi e Marino Sinibaldi?

Marino lo conosco già, ed è una persona simpatica. Per una cena tenterei l’ignoto. Con Sergio. O con Elido. In ogni caso, terrei sempre con me uno spray anti aggressione pronto in tasca. È la prassi, con gli editori che si fanno chiamare come la propria casa editrice.



D'Annunzio prima di scrivere spargeva a terra petali di rosa. Lei almeno il pigiama se lo toglie?

Io il pigiama non ce l’ho. Ma quella dei petali di rosa, lasciatemelo dire, è una delle poche trovate decenti dello scorreggione pescarese.



E' a un bivio: o mi confida il titolo del suo prossimo romanzo, oppure mi dice perché le sto così sulle balle!


Probabilmente si tratterà di un fantasy per minorenni ambientato negli anni Ottanta del XX secolo, e senza dubbio si chiamerà Supertognazzi contro San Patrignano.

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