Il leone, la strega e l'armadio, il libro da cui è tratto "Le cronache di Narnia"

I boschi innevati e l'inverno rigido di Narnia, la strega bianca e il fauno, i castori e i lucumi prima del cinema, quando vivevano soltanto sulla carta.

C'erano una volta quattro bambini che si chiamavano Peter, Susan, Edmund, Lucy. Vivevano a Londra ma, durante la Seconda guerra mondiale, furono costretti ad abbandonare la città per via dei bombardamenti aerei. Andarono dunque in campagna e là ebbero l'avventura di cui parleremo in questo libro. Erano ospiti di un vecchio Professore che abitava in una villa isolata: così isolata che per arrivare all'ufficio postale c'erano quattro chilometri, e quindici per arrivare alla stazione ferroviaria. Il Professore non aveva moglie: alla casa badava la signora Macready, la governante, aiutata da tre cameriere (che si chiamavano Ivy, Margaret e Betty... ma che in questa storia non c'entrano affatto.)

Iniziava così Il leone, la strega e l'armadio (Mondadori, 1989), cui mi avvicinai con diffidenza per via del poco attraente titolo ma che dopo le prime pagine mi rapì completamente, un po' come l'armadio rapì in un certo senso Peter, Susan, Edmund e Lucy. Avevo dieci anni, e il viaggio che feci con quei quattro bambini dentro al magico mondo al di là dell'armadio segnò il vero inizio della mia storia di lettrice.

Attraversai i boschi incantati e l'inverno rigido di Narnia, mi rifugia nella casa del fauno e incontrai la strega bianca, provai paura per il potere dei lucumi (i dolci stregati) e alla fine piansi per la sorte del leone.

Molto più tardi, qualche anno fa, rimasi male quando al cinema uscì Le cronache di Narnia: niente, in quelle immagini, corrispondeva all'incanto che personalmente avevo vissuto. Mi rifiutai di andare a vedere il film, per salvaguardare il mio armadio e la mia Narnia.

Il cinema è una gran bella cosa. Ma non per i libri che amiamo di più.

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