Masterpiece, prima puntata: il talent dei personaggi e i critici 'snob'

Trend topic su Twitter e vero e proprio 'caso': Masterpiece ha colpito nel segno. Ma non quello letterario

"Cosa fai nella vita?" "Mah, io soffro, faccio fatica innanzitutto" - cit. prima puntata di Masterpiece


Bolliva in pentola, da tempo, ed era soltanto questione di ore. Già l'approdo di Fabio Volo in via Solferino aveva fatto gridare al 'sacrilegio', ma alla fine il caso, quello definitivo, è esploso: stiamo parlando di Masterpiece, il nuovo 'talent show letterario' in onda su Rai3. Per chi ancora non lo sapesse i talenti aspiranti scrittori che vi partecipano vengono giudicati da Taiye Selasi, Andrea De Carlo e Giancarlo De Cataldo, mentre coach dei concorrenti è Massimo Coppola. Il vincitore pubblicherà il suo romanzo tirato fuori dal cassetto con Bompiani.

Il fronte, il giorno dopo la messa in onda della prima puntata, è spaccato nettamente in due: pro o contro. Senza sfumature.

Se da una parte c'è chi elogia questa scesa in campo della letteratura, questa spolverata di un mondo a volte fin troppo snob e richiuso su se stesso (anche se proprio tutto il talento è 'talentshowizzabile'? Deve per forza esserlo? Per 'svecchiarsi' un settore come la letteratura aveva bisogno dell'adrenalina della gara?), dall'altra parte c'è l'assunto da cui Masterpiece parte, ovvero di, come già detto, "recuperare i romanzi dai cassetti", e offrire quindi una chance. Che per molti è l'estrema chance, l'occasione della vita, un sogno portato avanti - a volte senza mai mettersi in discussione, ed è proprio per questo motivo che come dice il voice over ad inizio puntata "L'Italia è un Paese di scrittori" -.

Il tentato allontanamento della letteratura da una pesante aura di noia e spocchia è stato un esperimento. Portiamo a casa. Ma il risultato ha lasciato parecchio a desiderare, complice quel clima da "emotalent" che ha contaminato il tutto (citazione da TvBlog).
Masterpiece risulta appesantito oltremodo dalla sindrome da Masterchef/X Factor.

Il secondo problema di Masterpiece, ma soprattutto, dell'ego degli aspiranti scrittori di tutto il Paese - televisivi e non - che quotidianamente invadono gli scaffali delle librerie vere e virtuali, di case editrici e di siti per l'autopubblicazione, è il crederci troppo.

Quel crederci troppo comune a troppi partecipanti di talent televisivi, con l'idea di sè che supera la loro vera essenza. Il dover essere a tutti i costi un personaggio, meglio se tormentato e con un sacco di punti interrogativi, che in questa prima puntata di programma ha premiato.

E allora davanti a questo la prima critica - a te che critichi - è inevitabilmente: sei snob.

E allora non se ne esce, nè a Masterpiece nè in nessun altro talent.

Ma comunque i migliori sono gli appartenenti al club dei twittaroli (che comprende vip e personalità, influencer): ovvero quelli che avendo una manica di...follower, costantemente bramanti di perle di saggezza, da soddisfare, hanno reso il programma trend topic.

Tutti si sono sentiti in dovere di dire qualcosa, anche di domenica sera, anche a tarda ora, con quel dannato smartphone perennemente incastonato nel palmo.

Qualcosa di brillante, possibilmente, così poi mi ritwittano. Se ci pensate, la stessa ossessione per l'immagine di cui si diceva prima. Almeno su Twitter puoi concentrare tutta la tua genialità il 140 caratteri. Essere giudicati su x-cento pagine di vita vissuta sarebbe più impegnativo.

ps. Ah, per la cronaca la prima puntata è stata vinta da Lilith Di Rosa.

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