Cronaca di un premiato. Il giorno del Goncourt per Alexis Jenni

Il 2 novembre di Alexis Jenni

Comincia alle 12h45, la "giornata campale" di Alexis Jenni, lo scrittore lionese quarantottenne si trova nell'appartamento messo a disposizione da Gallimard (suo editore) nella stessa sede della casa, Saint-Germain-des-Prés, VIIe arrondissement, pieno centro di Parigi, dove si è trasferito la sera prima. Il telefono suona ed ecco la grande notizia: "Tu as le Goncourt!" gli annuncia Pierre Gestède dell'ufficio stampa di Gallimard. Jenni descrive così quegli istanti:

Sul momento sono rimasto stranamente calmo, dopo tutto ho quindici anni di taï-chi e venticinque di Education Nationale (il ministero francese dell'Istruzione, suo datore di lavoro) sulle spalle. Ma quando ho chiamato a casa a Lione e ha risposto mio figlio, tutta l'emozione è risalita improvvisamente e non riuscivo più a parlare.

Alle 13h15, Jenni si reca con Isabelle Saugier suo addetto stampa e Richard Millet nel ristorante Chez Drouant di Place Gaillon dove lo attendono decine di cameramen e fotografi. È lo stesso scrittore a dipingere la scena dicendo che una volta arrivato dinanzi alla porta, un maggiordomo dal viso impassibile coperto da una berretto, lo ha incoraggiato rassicurandolo e traghettandolo attraverso la folla.

Commosso dall'accaduto, con un sorriso gioioso e un accenno di barba ha ammesso candidamente:

È un sogno per me! Io sono la prova vivente che gli editori aprono i manoscritti ricevuti via posta!

Sono le 13h30, al primo piano di Chez Drouant, Jenni raggiunge il tavolo dei giuarti passando attraverso una foresta di microfoni e telecamere. Régis Debray, uno degli accademici Goncourt, che non nasconde di aver votato per lui (come Patrick Rambaud, Robert Sabatier e Edmonde Charles-Roux), gli fa i suoi complimenti. Dopo un quarto d'ora scandito da dichiarazioni di rito e crepitii di flash, i giornalisti vengono invitati ad uscire e le porte del piccolo salone si chiudono. Antoine Gallimard, appena arrivato dalla Bretagna, si intrufola all'interno. Il patron di Gallimard ha appena ordinato la stampa di 200000 copie supplementari de L'Art français de la guerre e della famosa copertina rossa (che si sommano alle 60000 già in circolazione dopo l'uscita del romanzo a fine agosto). In un breve momento di calma ne approfitta per ringraziare i giurati uno ad uno. Non può celare la sua eccitazione:

Stringere la mano di Bernard Pivot, è come toccare un mito!

Giusto il tempo per ingoiare qualche pezzetto del pranzo e bere un sorso di vino bianco prima di saltare un un taxi in direzione dell'editrice Gallimard.

14h45, nel salone del piano terra affacciato sul giardino di Gallimard, inizia la maratona mediatica. Si susseguono le interviste: La Croix, poi France Inter, France Info, France 2, Arte... Si apprende allora che i precedenti manoscritti di Jenni erano stati rifiutati da numerosi editori, che L'Art français de la guerre è stato scritto in un café di Lione tra un corso e l'altro perché il suo autore è uno di quelli "che hanno bisogno di agitazione per scrivere", che il primo titolo del romanzo era L'usage de la force e che il professore di scienze-scrittore conta di essere in classe a Lione venerdì, per spiegare i vulcani ai suoi allevi di 16 anni. Libération ha mandato il fotografo a Fred Kihn per il suo ritratto. Jenni prima scherza inneggiando al boicottaggio: "Nemmeno una riga o una parola, lasciano intendere che mi considerano un crypto-fascista...", poi si presta di buon grado alla seduta, assumendo pose da odalisca o da eroe da spaghetti-western. Una chicchissima giornalista dello chicchissimo New-Yorker si affaccia per ordinargli un romanzo per il lancio dell'edizione francese battezzata Le Pariser.

Appuntamento, già previsto da tempo, con Frédéric Bonnaud, nello studio 365 della maison de la Radio, alle 17. In occasione del programma Plan B sur Le Mouv'. Un minuto prima della messa in onda arrivano le bottiglie di champagne e si brinda. Bonnaud non manca di precisare che né David Lynch, né Sofia Coppola, o Ben Harper hanno ricevuto lo stesso trattamento. Ad ulteriore riprova che Jenni é davvero l'uomo del giorno, alla fine del programma anche Jean-Luc Hees, grande mattatore di Radio-France e Patrice Blanc-Francard, patron del Mouv', arrivano per fare i loro complimenti al Goncourt 2011. Lo scrittore, sorpreso come non sarebbe stato neanche se avesse visto Balzac, esclama allora:

Patrice Blanc-Franquart?!Quando avevo quindici anni ascoltavo tutte le sue emissioni a letto la sera!

Sono le 18h30 da Gallimard, l'addetto stampa richiama l'attenzione di Jenni, appena arrivato, comunicandogli che Frédéric Mitterrand vuole parlargli al telefono. Il ministro della cultura precisa che non ha ancora avuto il tempo di leggere il suo libro, ma che desidera complimentarsi. Dopo una breve conversazione sull'Africa ecco arrivare Madame Jenni, fresca di TGV Lyon-Paris.

Salons di Gallimard, ore 19, tradizionale cocktail d'onore. Philippe Sollers, Jean-Marie Rouart e Dominique Noguez esprimono il loro plauso allo scrittore lionese, decisamente a suo agio nel tempio della letteratura francese. Stuzzichini, champagne, lodi a profusione e gruppi di fans seguiti dalle risate sonore di Jenni.

Sono le 21 negli appartamenti privati di Gallimard. Si cena con Antoine Gallimard, Richard Millet, i giurati del Goncourt Patrick Rambaud e Tahar Ben Jelloun, Pierre Assouline, qualche giornalista, e Carole Martinez, altra autrice di Gallimard, anch'essa finalista al premio con Du Domaine des Murmures che ha ottenuto tre voti (contro i cinque di Jenni). Piccolo discorso d'Antoine, che dopo i saluti di rito sottolinea ironicamente che la sua casa editrice ha ben fatto a rifiutare i primi manoscritti di Jenni se il risultato è stato il libro che gli è valso il Goncourt. Il vincitore risponde proseguendo sullo stesso tono, appena annebbiato dal vino e dalla fatica:

La notte scorsa ho sognato di avere il Goncourt. Che sogno misero, avrei almeno potuto sognare il Nobel!

Poco prima di mezzanotte nello stesso luogo. Emmanuel Carrère, premio Renaudot 2011 con Limonov, pubblicato presso una filiale di Gallimard, si unisce alla cena. Le due "punte di diamante" si abbracciano. Jenni non si trattiene:

Mia moglie adora i suoi lavori!

È ormai tempo di raggiungere l'appartamento destinato agli autori della Gallimard, per il Goncourt 2011 e sua moglie. Basta spingere una porta e il gioco è fatto. "Non dimentichi che alle sette di domattina la aspetterà un taxi per l'intervista con France Inter", tuona l'addetto stampa. Un ultimo sorriso per Jenni, cosciente che la sua maratona è appena cominciata!

Non male per colui che, in un'intervista dello scorso giugno, non esitava a definirsi "uno scrittore fallito"!

Via | lexpress.fr

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