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A L'arte francese della guerra di Alexis Jenni il Prix Goncourt 2011

Pubblicato: 02 nov 2011 da Sara Rania alias Kitsuné

Alexis Jenni

L’Art français de la guerre del lionese Alexis Jenni ha vinto il Prix Goncourt 2011. E’ un’opera prima uscita dalla penna di un professore liceale di scienze naturali, pubblicata il 18 agosto di quest’anno dal famoso editore Gallimard, ad aver conquistato l’ambito riconoscimento. Un romanzo che rimanda nel titolo alla famosa trattato militare di Sun Tse, che si sviluppa come il frutto dell’immaginazione di un uomo che si è ritrovato scrittore alla non più tenera età di 48 anni facendosi portavoce di una visione estremamente polemica del ruolo della Francia nelle vicende storiche della Seconda Guerra Mondiale. La sua voce ripercorre attraverso i ricordi dell’amicizia con Victorien Salagnon, pittore ed ex-soldato, “il donchichottismo” la mancanza di un’efficace strategia militare e politica che caratterizzò, tra le altre, le azioni in Indocina e Algeria.

Stavo male, tutto andava male, attendevo la fine. Quando ho incontrato Victorien Salagnon non sarebbe potuta andare peggio. Lui l’aveva fatta questa benedetta guerra dei vent’anni che ci tormenta e che non termina mai, aveva percorso il mondo con la sua banda armata, doveva avere il sangue fin sui gomiti. Ma mi ha insegnato a dipingere. Doveva essere il solo pittore dell’esercito coloniale, ma li giù non si presta attenzione a questi dettagli. Mi ha insegnato a dipingere e in cambio io ho scritto la sua storia. Diceva, e posso dimostrarlo, di aver visto il fiume di sangue che attraversava la mia città così tranquilla, io ho visto che l’arte francese della guerra non cambia, io vivo il moto che viene sempre per le stesse ragioni, quelle ragioni francesi che non cambiano. Victorien Salagnon mi ha restituito l’interezza del tempo attraverso la guerra che possiede la nostra lingua.

A proposito di “prime volte” quella che ha davvero segnato il destino dell’autore risale proprio agli anni della scuola quando gli venne chiesto di immaginare una giornata da adulto. Nei quindici giorni disponibili per il compito assegnato Jenni si lanciò in ricerche approfondite mettendosi nei panni di un archeologo in Marocco, fino a realizzare ciò che la sua professoressa di francese dell’epoca descrisse come: “un vero stile romanzesco”. E’ stato in quel pomeriggio di felicità nella quale la donna tesseva l’elogio a sua madre, che il ragazzino si è scoperto scrittore:

Ero piccolo quando ho realizzato l’impresa. Quindi se in quindici giorni ho prodotto una relazione di dieci pagine, oggi, in cinque anni, ho scritto un romanzo di seicento pagine. Ma in fondo si tratta dello stesso meccanismo e dello stesso piacere.

Via | lexpress.fr

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