Gli occhi, i suoi occhi, i tuoi occhi, feritoie strette nel riso, sciolte nel pianto. Ricordi indelebili dell’amore e dell’odio, ma soprattutto marchi di fabbrica indissolubili. Gli occhi di Pavese non portano liete novelle, si stagliano piuttosto, inseguono ridensificandosi nuovamente nella voce piena e profonda di Vittorio Gassman.
I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi è parte del secondo gruppo di poesie inedite scritte dopo Lavorare Stanca, nella primavera del ‘50 a Torino. Ritrovate in duplice copia, fra le carte di Pavese dopo la sua morte, furono pubblicate postume nell’ordine nel quale lui stesso le aveva lasciate.
Via | santibarion
Maria Ianniciello
03 nov 2011 - 17:09 - #1Superlativo :-)
amoreperarte
04 nov 2011 - 09:17 - #2Mi hai lasciato senza parole risvegliando in me le parole sopite dagli anni ma nel contempo sempre vive in me.Grazie