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Qualche appunto su Ezra Pound nell'anniversario della sua nascita

Pubblicato: 30 ott 2011 da Andrea Coccia

ezra pound, nascita ezra pound, celine, hamsun Tra oggi e dopodomani ricorrono la nascita e la morte di Ezra Pound, il che vuol dire che sto per mettermi in un bel ginepraio. Ma mi ci infilo volentieri. Come Louis Ferdinand Céline, Knut Hamsun e altri, Ezra Pound, «il miglior fabbro» per Thomas Stearns Eliot, sconta postmortem una detenzione ideologica forse ancor più dura della detenzione fisica che subì in vita, una detenzione che ancora oggi impedisce di indagare criticamente il suo pensiero.

Pound paga infatti ancora molto care le sue posizioni in difesa del fascismo italiano, nonché la recente appropriazione - indebita - del neofascismo sociale italiano, di CasaPound per intenderci. E’ sempre la stessa storia: quando uno scrittore viene utilizzato come una bandiera che deve soffiare da una parte o dall’altra si finisce sempre col vederlo storpiato e adeguato a questa o a quella ideologia assistendo, va da sé, al sempre brutto spettacolo dell’idiozia.

La dimensione del pensiero politico, economico e morale di Ezra Pound è altamente complessa ed è proprio questa complessità a fare sì che ogni tentativo di semplificazione intellettuale la disinneschi e la uccida. Con queste poche e certamente inadeguate righe mi piacerebbe riavvicinare Pound ai suoi lettori elettivi, vale a dire tutti noi figli della modernità. E per farlo bisogna per forza cercare di liberarlo dalle catene ideologiche di chi non ha alcun interesse a rileggere criticamente la sua opera, ma che ne ha bisogno semplicemente come icona, idolo lontano da mitizzare.

Rileggere un’intervista rilasciata al Corriere della Sera più di un anno fa da Mary de Rachewiltz, la figlia del poeta, per esempio, è il primo passo per intravedere in Pound qualcosa di più del traditore dell’America e dell’apologeta di Mussolini e di Hitler. Quello che si intravede è un personaggio turbolento, complesso e tormentato. Tre caratteristiche che ci impongono di bypassare la visione semplicistica che tentano di propinarci, di andare un po’ più in là.

Facendolo potremmo sorprenderci a ritrovare in lui alcune delle idee che, in questi tempi di indignazione, si stanno diffondendo tra i giovani di tutto il mondo: la contestazione del capitalismo, la volontà di rimettere al centro del mondo l’uomo, il vagheggiamento di un mondo post-borghese. Dice la figlia:

Voleva una gestione morale dell’economia, attraverso l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e del processo del denaro che produce denaro, ossia il divinizzato mostro dell’usura che è motore dei circuiti finanziari…

Le esigue dimensioni di questo post mi impongono di chiosare e concludere. E vorrei farlo citando una frase di Pound citata dalla figlia, una frase che mi sembra in grado di ridare al suo pensiero la forza per strapparsi le catene del pensiero reazionario post fascista che gli stanno costando care:

È dovere di ognuno tentare di immaginare un’economia sensata, e tentare di imporla con il più violento dei mezzi, lo sforzo di far pensare la gente

La morale della favola spero che sia chiara: imbrigliare un pensatore nelle reti soffocanti di una ideologia è sempre un’operazione inutile e stupida. Come Céline, Hamsun e gli altri della serie, anche Pound sta scontando la nostra incapacità di pensare criticamente. Il recente superamento della divisione politica tra destra e sinistra - ormai appiattite sull’unica e apparentemente vincente ottica del neoliberismo - ci impone il dovere e la responsabilità di riappropriarci dei nostri maestri. E Pound, come anima del modernismo, che lo vogliamo o no, lo è.

E seppur Pound nella sua vita abbia fatto scelte che non condividiamo affatto - sono il primo a dirlo - nostro dovere è quello di continuare a leggerlo e a farlo leggere. Solo così possiamo salvarlo dal comodo oblio che gli stanno disegnando attorno.

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6 commenti

Commenti dei lettori

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  • Anonimo codardo

    30 ott 2011 - 11:28 - #1
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    Rileggetelo e studiatelo ma non rivalutatelo. Se per miopia o in modo consapevole non vide ciò che stava accadendo in Europa (e in Italia in particolare) e non prese le distanze da certa gente è colpevole, punto e basta. Ed andrebbe anche scritto chiaramente quando si parla di Pound. Per quanto riguarda i pensatori imbrigliati dall’ideologia sono abbastanza d’accordo (vedere Marx, i.e.)

  • Scialuppe

    30 ott 2011 - 12:07 - #2
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    Non mi pare che, tra mille che hanno detto le stesse cose sia prima che dopo di lui (moralizzare l’economia, abolire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo) sia proprio necessario andare a rivalutare lui. Altro è riuscire a valutare la qualità della sua produzione poetica, altro è rivalutare il suo pensiero economico. Che oltre a non presentare particolare originalità (a quel poco che ne so e a quel che si legge in giro, anche da post come questo) era basato principalmente sull’antisemitismo e sulla classica identificazione ebrei=usurai, che fu poi all’origine sia delle sue invettive contro l’usura che della sua adesione al fascismo.

  • GD4455

    30 ott 2011 - 15:30 - #3
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    Ovvero, cari commentatori, date prova che quello che scrive il nostro articolista è vero. Siccome ha difeso il fascismo (qualche altro “nome” lo ha difeso e poi “s’è pentito”) allora non può essere rivalutato. Perché non lo merita. Evviva la libertà di pensiero. Bisognerebbe avere ilcoraggio di accettare le idee altrui, capirle, contestualizzarle ecriticarle semplicemente, senza dovere per forza demonizzare, in modo blando o meno…

  • Anonimo codardo

    30 ott 2011 - 21:15 - #4
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    Era un fascista. Punto e basta. Lo erano anche Marinetti e D’Annunzio, quest’ultimi sono studiati (e spesso amati, anche da me) a scuola. Personalmente non ho nulla contro la poetica di Pound; ma non santifichiamolo.

  • GD4455

    31 ott 2011 - 21:07 - #5
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    Nessuno sta santificando chicchessia. Semplicemente non se ne faccia un bersaglio.

  • Scialuppe

    02 nov 2011 - 18:20 - #6
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    GD4455, ma hai letto quello che ho scritto?
    Ho detto: la sua poetica era notevole, rivalutiamola pure.
    Il suo pensiero economico (che è ciò su cui verte l’articolo) era banale e intriso di razzismo. Non vedo motivo di rivalutarlo.

    “Bisognerebbe avere ilcoraggio di accettare le idee altrui, capirle, contestualizzarle ecriticarle semplicemente, senza dovere per forza demonizzare, in modo blando o meno…”

    Contestualizzare e capire è una cosa. Rivalutare è un’altra.

    E poi cosa vuol dire capire? Capire perchè i Romani facevano combattere nell’arena i gladiatori (schiavi) è una cosa.
    Giustificarli è un’altra.
    Capire il fascismo è fondamentale.
    Rivalutare il fascismo è inaccettabile.
    Giustificare il fascismo è inaccettabile.

    Ripeto, non sto parlando della poetica di Pound. Sto parlando del suo pensiero economico.

    P.s.: stai parlando con un antifascista che adora Celine. Meritava di essere messo al muro appeso per i piedi, ma è stato uno dei più grandi scrittori del secolo. Quindi ti prego risparmia le tiritere giustificazioniste, e per cortesia sii così gentile da leggere quel che si scrive e non quel che hai in testa tu, grazie infinite.

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