A Davide Dalmiglio il Premio Carver 2011

Nuvole a Vapore di Davide Dalmiglio

Il vincitore del Premio Carver 2011 è Nuvole a Vapore di Davide Dalmiglio. Il giovane autore si è guadagnato quello che è considerato il "contropremio" della letteratura italiana, un riconoscimento "già definito dalla critica come il Premio Strega o Campiello dei nuovi scrittori", che si sforza di sottrarsi alle tradizionali logiche del mercato dell'editoria per esaltare i libri (a tema libero purché già pubblicati da una casa editrice in lingua italiana) considerati più meritevoli nelle sezioni Saggistica, Narrativa e Poesia. Il "laureato" secondo il giudizio insindacabile di una giuria composta da operatori del settore letterario e presieduta da Andrea Giannasi, sarà infatti al centro di una campagna di promozione pubblicitaria a livello nazionale fatta di fiere di settore, articoli su giornali e riviste ( tra le quali Prospektiva e l'Assenzio) cartacee ed on-line, bookcrossing, video, e tanto altro. I titoli scelti verranno promossi in un evento che si svolgerà nell'ambito di una fiera dei libri con acquisto di pubblicità sulla stampa. Per gli interessati è già presente il bando 2012.

Nuvole a Vapore è "un libro di poesia civile", una riflessione scanzonata e a tratti amara, una raccolta di poesie che ricorda da vicino una - scrittura derisoria, demistificante sbadiglio di “realismo onirico” - come sottolinea la prefazione di Mario Lunetta. La copertina di Silvia Santirosi, giornalista, illustratrice e a sua volta scrittrice, restituisce con tratto rapido e delicato la densità della parola di Dalmiglio che a sua volta emerge nella video-intervista di Andrea Giannasi. Ho riflettuto su come presentare l'autore e ho capito che mi sarebbe piaciuto che qualcuno condividesse con me questo pezzo di Cadaveri Rossi, un racconto inedito del 2002.

Lucia esagerava, lo pensavo anch’io, ma quando avevo provato a dissuaderla dal prendere a cuore problemi senza speranza, lei mi aveva guardato stupita.
“Non si può lasciarli fare!”
Il marito non la pensava allo stesso modo, era uno di quegli intellettuali capricciosi che pretendono di staccarsi da tutto in nome di una libertà assoluta che ha il sapore e la distanza dell’indifferenza. Viveva in un mondo disegnato a tavolino, cristallizzato, e non avrebbe mai tollerato di mettersi in gioco, di sporcarsi le mani. Chiunque attorno a se tentasse un percorso, un cammino per decidere la propria vita, era oggetto del suo sarcasmo.
In verità aveva paura di crescere e vedendo attorno a se persone disposte al viaggio si spaventava a morte, terrorizzato all’idea di rimanere ancorato lì da solo.
Lucia rappresentava la prima minaccia al suo sistema di difesa. La odiava, la odiava con tutte le forze e non mancava occasione per umiliarla mettendo in piazza i suoi errori più intimi.

Via | Il Giornale Letterario

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