
Se fossimo nell’Ottocento qualcuno direbbe che oggi nel mondo si aggira un fantasma, il fantasma degli indignati, di chi vede il proprio futuro fatto a pezzi da una classe di potere che si arricchisce alle spalle del mondo e che, vittima di ingordigia, non riesce più a contenersi. Quello che si aggira oggi per il mondo, però, è molto più di un fantasma, tanto che i manifestanti che quest’oggi riempiranno le strade di ogni capitale del mondo (più chissà quante altre strade periferiche e secondarie dei confini dell’Impero) sono incontabili.
Possiamo ipotizzare che saranno milioni in 951 città di 82 paesi differenti. Ed è certo perché la gran parte di noi, oggi, vorrebbe essere in quelle strade, e in qualche modo c’è, anche se non fisicamente, ad occupare il proprio mezzo metro quadrato. L’elemento di indiscutibile novità di questo fenomeno è la sua trasversalità, quel suo non essere più generazionale, ma sociale. Ed è proprio di questo che hanno paura coloro che in questo momento si sentono - a ragione - attaccati.
E’ un movimento sociale. Ci sono studenti, professori, pensionati, professionisti, casalinghe, operai, precari, dogsitter, stagisti, idraulici e panettieri. E gli scrittori? Non preoccupatevi, ci sono anche loro. Negli States sono più di 200, per ora, i firmatari di una lista di sostegno al movimento #OccupyWallStreet, gli indignati americani, per intenderci.
A promuoverla è stato un giornalista americano di nome Jeff Sharlet, che ha dichiarato che lo scopo è mostrare a chi tende a creder che questo sia un movimento di estremisti e noglobal che non è affatto così. Ecco quello che ha dichiarato all’Huffington Post:
Ci sono scrittori radicali nella lista, ma ce ne sono anche quelli di cui Bloomberg compra i libri da portarsi in vacanza, sulla spiaggia. Noi vogliamo dirgli: Guarda che sei circondato. Il movimento coinvolge tutti, anche persone che tu consideri come la tua base.
Da Salman Rushdie a Naomi Klein, da Margaret Atwood a Michael Cunningham. Scrittori, editor, redattori, traduttori - c’è persino una tale, Alane Mason, traduttrice di Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini. Questo in America, e in Italia? Un progetto come questo non esiste, ma il supporto degli scrittori alle iniziative degli “Incazzados” italiani non mancano: da Camilleri a Tabucchi, passando per Wu Ming, sono molti coloro che scenderanno in piazza quest’oggi per urlare la propria indignazione.
Via | #OccupyWriters
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