Una piccola impresa meridionale di Rocco Papaleo

In contemporanea con l'uscita al cinema, arriva nelle librerie il romanzo di Papaleo; che oltre ad attore, regista e musicista vediamo ora nella nuova e inaspettata veste di autore. La sua è una storia di spiritualità non convenzionale, e di viaggio nella coscienza (del Sud) e della società in generale.

Una piccola impresa meridionale

è il titolo del secondo film che vede Rocco Papaleo dietro la cinepresa, un film che esce oggi nei cinema ma che in contemporanea vede arrivare nelle librerie per Mondadori il romanzo a cui si è ispirato. Perchè Papaleo, già regista, attore e musicista si mostra nell'inedita veste di autore e, affiancato dal fedele Valter Lupo, ci racconta una storia del Sud contemporaneo; dove i valori tradizionali sono ancora ben radicati, ma nulla possono contro l'avanzare delle evoluzioni sociali. Dopo aver visto il film, sono andata alla presentazione milanese e qui ho avuto un ulteriore conferma dell'aura spirituale che ammanta tutta la storia, raccontata da un prete spretato per amore e ambientata non a caso intorno a un faro, simbolo dell'"illuminazione" presente o assente nelle coscienze politiche e spirituali del paese. Ecco l'incipit:

Da bambino ero tifoso di Gesù Cristo. Scusate se mi esprimo in modo improprio, lo faccio solo per dire che la mia vocazione è nata come una passione sportiva. Ero attratto come tutti i bambini dalle grandi imprese dei campioni, ma il mio eroe principale era quest'uomo/Gesù che spargeva il bene e camminava sull'acqua.

Questo è il nucleo caldo di una vicenda famigliare, dove la famiglia in questione è veramente "allargata" e tutto ciò che aveva un senso compiuto e un ordine, viene ribaltato; il sentimento principale è la disillusione (della matriarca) emulsionato con il senso di ribellione sessuale, sentimentale, sociale e religiosa che travolge tutti come un'onda gigante. E' il mare infatti, il personaggio protagonista; e con il suo fare da sfondo perpetuo, in realtà rappresenta ciò che non puoi ignorare: il tumulto delle emozioni più profonde. E' qui che nasce l'idea di ambientare il tutto nel vecchio faro, ecco come lo descrive:

L'idea del faro ha fatto favori a simboli e metafore, ma questo, il nostro, è negli occhi, se ne sta lì col fisico, in pietra, carne e ossa; ha un che di vivo e le sue azioni mi appartengono. E' stato il mio giocattolo più grande, l'agente scatenante della mia immaginazione notturna: un fascio di luce che mi incantava e mi spingeva a percorrere quella striscia luminosa come fosse un ponte verso un mondo bellissimo, allo stesso tempo fantasmagorico e credibile, cui mi sembrava di appartenere.

Nella girandola degli eventi, gli antichi valori dell'infanzia vengono scardinati e capovolti man mano che il gioco di rivelazioni si dipana fino in fondo. E non esistono i buoni che sono solo bravi, nè, tantomeno, i cattivi senza speranza; queste suddivisioni consolatorie lasciamole -per il momento- ai bambini. Meglio, molto meglio, aprire le orecchie interiori e porsi in ascolto; non si sa mai che prima o poi, scruteremo all'orizzonte il nostro "faro" personale. In questa pagina trovate il primo capitolo per intero.

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