Christiane Felscherinow dallo zoo di Berlino alla rinascita

Un nuovo libro per la storia recente dell'ex ragazzina sbandata dello zoo di Berlino.











brightcove.createExperiences();

Berlino, fine anni '70, nell'allora Germania Ovest Christiane F. ha undici anni, vive in un quartiere disagiato suo padre la picchia, la madre fa finta di non vedere. Sogna il Sound e la sensazione di pienezza e di oblio che trasmette (discoteca distrutta da un incendio nel 2006). A tredici anni ha già provato molte droghe e a quattordici dipende dall'eroina, frequenta la stazione di Zoologischer Garten e si prostituisce sulla Kinderstrich, la zona dei ragazzini. Un mondo di solitudine, violenza e sopraffazione che appartiene davvero a colei che in realtà si chiama Christiane Vera Felscherinow. Ma tutto cambia nel 1978, quando viene chiamata a testimoniare in tribunale e incontra due giornalisti dello Stern: Horst Rieck e Kai Hermann. E' l'inizio di una lunga conversazione che la porterà a ritornare sui suoi trascorsi in un'opera autobiografica che sarà pubblicata come "Wir Kinder vom Bahnhof Zoo" (in italiano "Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino"). Un successo incredibile, che porterà all'autrice valanghe di diritti d'autore, ma non la serenità desiderata.

Oggi ha l'epatite C a causa dei suoi trascorsi da tossicodipendente e dopo difficili anni recenti nei quali è ricaduta nella dipendenza in seguito alla perdita della custodia di suo figlio Jan-Niklas, nato nel 1996 e che l'aveva spinta a sbarazzarsi finalmente della droga, aiuta i ragazzi a lottare contro il flagello e ritorna a raccontare la sua vita poco più di cinquantenne. Trent'anni dopo la sua storia è egualmente sofferta, ma diversa, e contiene un germe di speranza che alberga già nel titolo "La mia seconda vita", costruito partendo dalla necessità di evitare ciò che seguì la pubblicazione del primo. Cinque milioni di copie vendute, traduzioni in diciotto lingue, un adattamento cinematografico cult del 1981 (regia di Uli Edel e colonna sonora di David Bowie) che uscì nel 1981, e un classico che getta più luci che ombre sui qui "favolosi anni '70" che tanto favolosi non furono, almeno non per tutti.

Via | visionlibre.net/christiane-f

  • shares
  • Mail