Un'attesa al confine del mondo: Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati

Il deserto dei Tartari

Dino Buzzati era lì sulla muraglia del suo Deserto dei Tartari, in perenne attesa di un'invasione che ha il sapore del mito e solo l'alone di un ricordo ancora da vivere:

Vennero allora improvvisamente alla mente di Drogo pensieri di un mondo desiderabile e lontano, un palazzo per esempio sulla riva di un mare, in una molle notte d'estate, graziose creature sedute vicino, ascoltare musiche, immagini di felicità che la giovinezza permetteva di meditare impunemente, e intanto l'orlo estremo del mare a levante farsi nitido e nero, cominciando quel cielo a impallidire per l'alba sopravveniente. E poter buttare via le notti, così, non rifugiarsi nel sonno, non paura di fare tardi, lasciare sorgere il sole, pregustare dinanzi a sé un tempo infinito, da non doversi angustiare. Fra tante cose belle del mondo, Giovanni si ostinava a desiderare questo improbabile palazzo marino, le musiche, la disperazione delle ore, l'attesa dell'alba. Per quanto sciocco ciò gli sembrava esprimere nel modo più intenso quella pace che egli aveva perduto. Da qualche tempo infatti un'ansia, che lui non sapeva capire, lo inseguiva senza riposo: l'impressione di non fare in tempo, che qualche cosa di importante sarebbe successo e l'avrebbe colto di sorpresa.

Il suo alter-ego protagonista Giovanni Drogo è giovane ed entusiasta, si lancia nell'avventura come se i "famosi Tartari del titolo" dovessero arrivare da un momento all'altro. E invece gli anni scolano lenti tra esercitazioni e ritualità della vita militare sul Forte Bastiani, il confine è una striscia sulla grande terra desolata che si impone come una minaccia simbolica inarrestabile e sopraggiunge la disillusione che non annulla l'attesa, nella certezza di un antagonismo che è vera linfa vitale. Seppur immobile il tenente Drogo è l'emblema della coerenza, del sacrificio, della fiducia e del coraggio, resta in attesa del fatidico compiersi di un destino più grande, aggrappato al baluardo della sua dignità ed è solo sul viale del tramonto che incontrerà "l'evento generazionale" che darà alla sua esistenza il suo senso.

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