Una conversazione con Enrico Deaglio. Seconda parte.

editoria, enrico deaglio, il saggiatore, intervista, letteratura
Ecco a voi il seguito dell'intervista che abbiamo pubblicato su queste pagine lunedì. Dopo aver parlato con Enrico Deaglio del suo romanzo d'esordio, Zita, il discorso è proseguito - ed era quasi un obbligo - sul futuro del giornalismo all'epoca dei supporti digitali, ma anche sul presente e, soprattutto, sul futuro del nostro paese e dell'Europa. Continua a leggere dopo il salto...

A proposito della grave crisi che sta attraversando l'Europa e che ne deciderà il futuro, vorrei sottoporre alla sua attenzione una frase che ho letto sul Guardian settimana scorsa:

I pacchetti di austerity imposti oggi ricordano in modo lugubre i risarcimenti imposti alla Germania alla fine della Prima guerra mondiale. Potrebbero anche essere tutti “giusti”, ma l’impoverimento forzoso di greci, portoghesi e italiani per onorare il valore cartaceo dei debiti tedeschi e francesi equivale a un’istigazione alla rivolta.

Cosa ne pensa?

Il parallelo con i risarcimenti tedeschi dopo la prima guerra mondiale non li condivido. Però sono d'accordo che il vivere sull'impoverimento di Grecia, Spagna, Italia, Portogallo e altri, significa di certo aumentare le tensioni.

Nel futuro del giornalismo cosa vede?

Noi vecchietti siamo affezionati a questa cosa che chiamiamo Giornalismo di qualità - le inchieste, per esempio - spero che tutto questo continui, anche perché la gente abbia piacere di leggere cose di questo tipo, informate, colte. Dall'altra parte però è fantastico il ruolo che sta avendo la Rete nella realtà. Penso alle rivoluzioni arabe, per esempio, nelle quali i social network hanno avuto un ruolo importante. Se pensiamo solo alla frase che c'era scritta su un muro di tunisi: merci peuple, merci facebook… penso che questo sia fantastico.

Beh, la grande questione del giornalismo online è il finanziamento…

Credo che prima o poi i lettori dovranno capire che toccherà loro pagare qualcosa, se no non si va avanti. Però qualche investimento ci potrà essere sicuramente anche da parte degli editori per così dire "classici". Ci sono sicuramente delle esperienze positive che bisognerà seguire con attenzione, penso a esperienze come il Post, per esempio, che mi piace molto.

Come vede il futuro del nostro paese?

Non è un di certo bel futuro, a meno che non succedano delle cose che a oggi però non riesco a immaginare. Già dal punto di vista demografico, l'Italia è un paese vecchio, che non ha energie, che vive molto di rendita. C'è un invecchiamento notevole della popolazione. Ci sono tradizionali meccanismi di ascesa sociale interrotti. Tutto questo spezzetterà l'Italia sempre di più in vari parti. Ci sarà, come c'è già, una parte di popolazione che farà riferimento a un'economia mafiosa, un modo aggressivo e violento di comportarsi. Contemporaneamente ci sarà una diminuzione dello stato sociale. Ma non vedo cosa possa succedere di così rivoluzionario. A meno che non ci sia afflusso di forze giovani che possa cambiare qualcosa.

E gli indignados?

Certo, prima o poi ci dovrà esserci qualcosa del genere anche in Italia, anche perché la condizione dei giovani in Italia è terribile. Non c'è nessuno spazio di progettualità e questa è una dinamica che prima o poi troverà il suo sfogo, anche se non possiamo prevedere esattamente quale. In Inghilterra per esempio è stata la maniera più facile. In Italia in realtà esiste una reattività giovanile, ma purtroppo non vedo nessuna forza politica che la possa rappresentare e le possa dare voce.

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