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In morte di Alejandro Casona

Pubblicato: 18 set 2011 da Sara Rania alias Kitsuné

“Un hombre vale por lo que construye”.
(Il valore di un uomo è in quello che costruisce)

Alejandro Casona, (che in realtà di cognome faceva molto più profanamente Rodrìguez) altrimenti conosciuto sotto lo pseudonimo “El Solitario”, è morto il 17 settembre del lontano 1965, a Madrid, allora capitale di un paese franchista, immerso fino al collo nell’oppressione della dittatura e terribilmente distante dal resto d’Europa nel quale era ritornato da poco. Meno di tre anni dopo gli studenti della Sorbona avrebbero cercato di mettere la “fantasia al potere” infiammando con le loro contestazioni un maggio da ricordare e dando vita ad un onda che non avrebbe tardato a far sentire la sua eco nei paesi vicini (Italia in primis). Ma Parigi era troppo lontana ideologicamente, la Francia di Sartre, Simone de Beauvoir, Derrida, era infatti anni luce da quella compagine limitrofa che osservava le parate militari, affogata nel miracolo economico del desarrollo, ma lontana dalla libertà espressiva che regnava oltre i Pirenei.

Eppure un insieme di giovani autori di quasi quasi quarant’anni prima, coloro che sono stati riuniti nella celebre denominazione “generazione del ‘27″, vi aveva impresso la sua impronta geniale e rivoluzionaria. Anche il poeta, scrittore e drammaturgo Casona (maestro di professione) ne era parte integrante e con molti dei suoi membri condivise l’esperienza dell’esilio in America del Sud, Messico prima e Argentina poi, successiva alla sconfitta della Guerra Civile Spagnola. In difesa dei valori progressisti si impegnò in diversi progetti di diffusione culturale durante la parentesi repubblicana e realizzò numerosi adattamenti di classici teatrali e letterari, destinati ad un pubblico giovane ed adulto.

Dopo aver riscosso un grande successo, che ne ha fatto uno dei più riconosciuti personaggi della scena spagnola e sudamericana, ha pagato lo scotto del ritorno in patria nel 1962 con la terribile delusione dell’oblio, perpetuato ingiustamente da una certa critica che ne giudicava la poetica frutto di un’epoca definitivamente conclusa e obsoleta, è tempo di riscoprirlo.

Via | Bibliotecaguiraldes.com.ar

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