Qualche giorno fa, il New York Times ha pubblicato una notizia che forse non stupisce, ma che sicuramente preoccupa tutti coloro che vivono di scrittura. Si tratta di un generatore automatico di articoli, un concetto che conosciamo tutti da molti anni e che esiste in migliaia versioni, è vero, ma che per la prima volta è talmente perfezionato da poter essere versatile e assolutamente realistico.
Avete presente, molto probabilmente, quei geniali programmini automatici per generare poesie di Sandro Bondi o recensioni di Enrico Ghezzi o addirittura manovre finanziarie. Ecco, a quanto pare il programma messo a punto dalla società americana Narrative Science può essere paragonata a questi giochetti come Leonardo da Vinci a un bambino che tira su un castello di sabbia.
“Winsconsin appears to be in the driver’s seat en route to a win, as it leads 51-10 after the third quarter.
Questo è l’incipit di uno degli articoli generati da questa pazzesco programma, un pezzo “concepito” e pubblicato pochi secondi dopo la fine del terzo quarto di una partita di football universitario, che rivela una capacità e una creatività di composizione abbastanza elevate per far venire qualche goccia di sudore sulla fronte ai cronisti di serie minori.
“Questo tipo di tecnologia può uccidere il giornalismo”, dice John Lavine, preside della Medill School of Journalism di Northwestern. Ma cosa pensare allora del futuro della Letteratura, già fortemente colpita da un fenomeno di uniformazione narrativa che da anni la sta impoverendo. Voi che ne pensate? Arriverà mai il giorno in cui Alessandro Baricco sarà scalzato dal pronipote di un 286?
Via | NewYorkTimes
Anonimo codardo
15 set 2011 - 17:53 - #1Beh… sicuramente il genere simil-twilight,dan-brown ed altra ‘letteratura’ popolare di infima lega saranno scalzati dai generatori automatici…
Maria Ianniciello
15 set 2011 - 19:47 - #2Concordo con anonimo. La letteratura e il giornalismo non moriranno mai e poi mai!