Oggi è l’anniversario della morte di Aaron Ettore Schmitz, passato agli onori della storia della letteratura con il nome di Italo Svevo. Nato a Trieste il 19 dicembre del 1861, Svevo ebbe una vita artistica segnata dai rifiuti, dalle delusioni e dalle sconfitte. I suoi romanzi e i suoi racconti, in primis La coscienza di Zeno, sono oggi ritenuti tra i più grandi capolavori del Novecento italiano, anche se molto spesso sono odiati dagli studenti per la loro pesantezza.
Per ricordare il grande Svevo, quest’oggi l’account twitter dell’editore Einaudi ha lanciato una gara all’ultima frase. Si chiama Ultima Sigaretta e per partecipare basta creare una frase di meno di 140 caratteri, vale a dire l’ampiezza massima di una twitterata, e pubblicarla sul proprio account usando come hashtag #ultima sigaretta. Per ora la frase più bella che mi è capitato di leggere è quella postata dall’utente Across Nowhere:
l’ #ultimasigaretta è stata anche la prima. Una sera di fine d’estate di qualche anno fa. Sputai un polmone e finì lì.
Se avete qualche idea fulminante da twitterare non avete che farlo, non costa niente e fa bene alla salute. E oltre a far bene alla vostra creatività può essere utile per cercare di diffondere la curiosità nelle nuove generazioni per uno scrittore geniale che purtroppo paga molto caro il fatto di essere insegnato - male - a scuola.
Colgo l’occasione, tra le altre cose, per ricordare una delle pagine più profetiche e geniali di Svevo, si tratta dell’ultima pagina de la Coscienza di Zeno, dove Svevo, in poche frasi, fa un ritratto della tragedia del mondo contemporaneo e della solitudine la cui bellezza e perspicacia resta irraggiungibile:
La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite. Morremmo strangolati non appena curati.
La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V’è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande chiarezza… nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!
Ma non è questo, non è questo soltanto.Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c’era altra possibile vita fuori dell’emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s’interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s’ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l’ordigno non ha più alcuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Che dire, un capolavoro…
Via | Twitter
lavinia89
13 set 2011 - 13:40 - #1Ho letto la Coscienza di Zeno durante l’ultimo anno del liceo, per curiosità mia più che imposizione da parte dei professori. Svevo è stata una grande scoperta, ho amato questo libro e, soprattutto, ho dedicato la materia Italiano della mia tesina di maturità proprio all’ultima pagina della Coscienza!
:)