Edo Rossi, "Rock Fm: La radio, la vita": intervista all'autore

Il 31 Maggio 2008 chiudeva per sempre RockFM. Un nuovo libro ne ripercorre la storia

Nel 2008 chiudeva a Milano Rock FM.
E' stato un grande lutto nel cuore di molti rockers, e per certi versi la vicenda è un nervo ancora scoperto. Si pensa ancora, tra amanti del genere, come sarebbe se oggi RockFM, la compagna di tanti pomeriggi, mattine, serate, e notti, esistesse ancora. Dando vita anche a tutta una serie di domande parallele, in primis sul consumo - passatemi il termine orrendo - del rock oggi, come genere musicale.

Edo Rossi, storica voce della radio, ha provato a spiegare, per chi non la conoscesse ancora, in un libro ("Rock Fm: La radio, la vita", Tsunami Edizioni) la storia dell'emittente, raccogliendo le testimonianze di chi è stato coinvolto, e raccontando in modo appassionato e commovente il giorno della chiusura.

Quel 31 maggio, con la storica invasione di via Locatelli.

Racconti che l'idea del libro ti ronzava in testa già da qualche tempo. Come hai vissuto l'intera stesura e, non temevi che ti avrebbe riaperto vecchie ferite?

La primordiale idea di scrivere il libro è nata che la radio era ancora in vita. L'intento era quello di farle un monumento perché in molti abbiamo sempre pensato che fosse una realtà che meritasse più esposizione, che fosse appetibile per un pubblico maggiore rispetto a quello raggiunto dalle risicate frequenze che avevamo e, visto che molti non sapevano in toto o in parte di cosa si trattasse, speravo che il libro facesse venire a galla il bello di ROCK FM. Vecchie ferite? Beh in realtà certe volte non c’è niente di meglio. Per quanto vecchie sono ancora ferite, quindi non sono guarite e l’unico modo che abbiamo per guarirle è proprio riaprendole. E’ stato molto bello e mi ha aiutato a rielaborare un sacco di vicende e credo che chi mi conosce si sia reso conto di come i miei punti di vista sulla vicenda sul libro siano maggiori e più lucidi. Per quanto riguarda la stesura condividevo alcuni pensieri anche con lo scrittore Alessandro Cannaruozzo…dovrebbero fare una palestra per scrittori. Sia mentale, sia fisica. Ci sono stati certi punti che ho fatto molta fatica ad affrontare per superarli ho utilizzato diversi stratagemmi fisici e mentali. In altri casi ho pianto, in altri mi sono divertito.

Invece, il 'post-pubblicazione' come l'hai vissuto?

Felice con me stesso per aver portato a termine un progetto, per il fatto che sono soddisfatto e per aver finalmente scritto un libro per intero diversamente da quanto fatto nel precedente dove chi parlava erano gli intervistati. C’è chi ha apprezzato l’effetto amarcord, chi il fatto he abbia dato a Cesare ciò che era di Cesare, chi ha semplicemente pianto in diversi punti, chi ha riconosciuto la lucidità dei miei punti di vista. Tutti ne hanno apprezzato la scorrevolezza. Non ho ricevuto critiche negative, anche se un paio di provocazioni nel libro le ho lanciate, solo qualche appunto su alcuni fatti e alcune date leggermente svirgolati.

Ultimamente ho la percezione che i rocker siano vere 'mosche bianche'. Nel libro citi una frase, "non è tanto perchè vi chiudono ma come avete fatto a resistere così tanto"...come te lo spieghi con il senno del poi?

L’unica cosa che sento di dirti in questo caso è che essendo il rock un po’ relegato a fenomeno di culto in Italia sarebbe bene che i rocker la smettessero di piangersi addosso e di lamentarsi con il mondo, ma che tirassero fuori i coglioni facendo cose… non solo prendendo in mano una chitarra per girare tre pub e gridare 'fuck you' al microfono, ma ingegnandosi ad aprire radio e gestire locali in modo intelligente senza quella sete di vendetta che non fa che limitare le idee, ma con un un propositivo pensiero artistico e imprenditoriale… qualcuno c’è ma non siamo abbastanza. E poi, possibile che non ci siano ricchi imprenditori dal cuore rock? Non ci credo!

Ti sei anche voluto togliere diciamo così dei sassolini nelle scarpe. Dici, "non è colpa di ringo se ci hanno chiuso". Oggi Ringo, con Virgin, fa una radio rock, con pregi (la selezione musicale) e difetti (sempre la selezione musicale). Virgin riceve molte critiche, paragonata anche a Rock Fm. Sembra però più un circolo vizioso: ci si lamenta della musica in radio, o ai djset rock se vogliamo estendere il campo, ma nessuno cerca di richiedere nuovi bravi da ascoltare, e si balla ancora oggi, che ne so, "Welcome to the Jungle". Tu cosa ne pensi? E' un 'problema' di ascoltatori, di gusti, di opportunità commerciali?

Più che sassolini dalle scarpe ho sperato di far chiarezza perché ancora oggi ne sento di ogni sulla vicenda Rock fm e sul suo rapporto con Virgin. Paragonare le due radio è un errore. Sono due realtà che partono da un ragionamento ben diverso e poi il rock è uno solo, ma lo si può interpretare e vivere in tanti di quei modi che in Italia potrebbero esserci almeno altre due o tre radio 'rock'. Io credo che manchi un po' la curiosità da parte delle persone e la voglia di aria fresca. Temo ci sia troppa paura di abbandonare quelle certezze che non ci fanno progredire perché l'ignoto, in questi periodi di nevrosi collettiva, spaventa più di qualsiasi altra cosa. Poi comunque credo che culturalmente l'Italia non sia un paese rock. Diamo delle pecore a chi ascolta pop e ci lamentiamo che la maggior parte delle persone lo ascoltano solo perché vengono bombardati quotidianamente. Sento dire "eh se mettessero rock al posto che i successi da classifica la gente ascolterebbe altro". Si ma sarebbero 'pecore rock', la differenza non capisco dove stia. Sarebbe comunque un popolo non fidelizzato come quello dei rockettari d'oggi (e quando intendo rock intendo 'non pop') che comunque il rock lo sceglie e lo vive.

Oggi molti rimpiangono RockFm. Ma se tornasse, e fosse esattamente come prima, le persone la ascolterebbero secondo te? A volte sembra che davanti alle situazioni nuove, anche di assenza, la gente si abitui, e poi al momento del ritorno, il ritorno stesso risulti quasi indifferente.

Se le cose ritornano uguali a come le avevi lasciate e nel frattempo sono cambiati i fattori ambientali è facile che succeda un fenomeno del genere. Ho scritto un capitolo di “se” nel libro ma l’ho cancellato, l’unica cosa che mi sento di dirti in questo caso è che certe cose sono state grandi per un certo tipo di attitudine e di linguaggio che è stato perfetto per quell’ambiente e periodo storico. I fattori in gioco forse sono molti di più di quanto non si possa credere. Non basta un nome, non basta una serie di persone, serve un progetto ed un obiettivo nato da un cuore sufficientemente illuminato e intriso di passato e presente tale da sprigionare qualcosa di condivisibile e apprezzabile, poi che nome e che forma dargli ha poca importanza. Del resto se oggi si rifromassero i Beatles le cose andrebbero comunque in modo diverso da come sono andate negli anni in cui erano in attività. No?

  • shares
  • Mail