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I protagonisti dell'editoria sul Manifesto, ovvero un bel reportage soltanto a metà

Pubblicato: 05 set 2011 da Andrea Coccia

editoria, generazione tq, lavoratori precari, manifesto Sulle pagine del quotidiano Il Manifesto, per quasi tutto agosto, è stato dato spazio alle voci di alcuni dei protagonisti del mondo editoriale italiano - agenti, editor, redattori, grafici, revisori, uffici stampa - personaggi che solitamente agiscono nell’ombra, almeno per chi non conosce dall’interno il settore, e il cui punto di vista è molto interessante per capire meglio come funziona l’editoria italiana.

Da poco più di una settimana, questo reportage a puntate è disponibile online sul sito della Generazione TQ. Oltre a consigliarvene la lettura, assolutamente interessante, vorrei metterne in luce un forte limite che mi sembra altrettanto interessante e significativo per comprendere alcuni problemi ancora irrisolti che affliggono l’editoria italiana contemporanea e, più in generale, l’intero sistema culturale italiano.

Scorrendo i nomi e i ruoli dei personaggi chiamati in causa per costruire questo reportage, infatti, non posso non accorgermi della evidente mancanza di considerazione per una parte decisiva dei lavoratori dell’industria editoriale, i lavoratori precari.

Se infatti i direttori di collana, gli art director, i traduttori, i capiredattori o gli editor invitati a dire la loro dal Manifesto, pur essendo spesso invisibili per lettori, vedono il proprio lavoro giustamente riconosciuto, esiste una schiera immensa di lavoratori precari del settore che non si limitano ad essere invisibili per i lettori, ma che spesso sono invisibili anche per i propri datori di lavoro, almeno a giudicare dalla mancanza di contratti e di stipendi commisurati alla quantità e all’importanza del lavoro svolto.

Eppure questo piccolo grande esercito di lavoratori precari dell’editoria non è nemmeno preso in considerazione dal reportage di Francesca Borrelli, ed è un vero peccato. Soprattutto perché, almeno secondo il mio parere, “i protagonisti di un lavoro che è ancora in grado di mobilitare parole come passione, senso, entusiasmo, persino idealismo, sebbene temperato a volte crudelmente dalla fatica”, per usare le parole della stessa Borrelli, non sono soltanto i Franchini, i Luzzatto o gli Scarabottolo, ma anche tutte le ragazze e i ragazzi senza nome che, spesso senza prendere un soldo, assicurano il funzionamento del pachiderma editoriale italiano.

Ed è in questo senso che mi sarebbe piaciuto leggere le parole conclusive del cappello di Francesca Borrelli: “È soprattutto grazie a loro che, nonostante le profezie di McLuhan, la Galassia Gutenberg resiste orgogliosamente ancora.”

Via | GenerazioneTQ

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