Premio Nobel 2013, il favorito Haruki Murakami. I segreti della sua scrittura

Lo danno tutti (anche quest'anno) favorito per ottenere il nobel della Letteratura: è lui, Haruki Murakami, di cui parlano tutte le testate che si occupano del toto nomi. Ma qual è la sua routine di scrittura e il segreto del suo successo?

Premio Nobel 2013, il favorito Haruki Murakami. I segreti della sua scrittura

Grazie al suo uso del realismo e alle sue trame poco complicate, come ha ricordato recentemente il Telegraph, Haruki Murakami è indubbiamente la voce dei baby boomer giapponesi, quella nata dopo il boom economico degli anni '60.

E non stupisce che sia il nome favorito per ottenere il premio Nobel della Letteratura, quest'anno, lui famoso “per le sue trame surreali, l'uso della cultura popolare occidentale e lo stile senza fronzoli”, e che nonostante appaia poco in pubblico è stato uno dei primi a sfruttare l'uso del web per entrare in contatto con i suoi fan.

Ma qual è segreto della sua scrittura? Lo ha spiegato lui stesso in una bellissima intervista concessa in passato (una delle rare in circolazione) al The Paris review, in cui non ha avuto problemi ad entrare nel “personale”, parlando anche della sua routine giornaliera nei periodi di creazione artistica.

“Scrivere un lungo romanzo è come un addestramento alla sopravvivenza. È necessaria forza fisica così come sensibilità artistica”, ammette. Ad esempio -come rivela - scrive quattro o cinque bozze di ogni sua opera, ovvero "passo sei mesi a scrivere la prima bozza e altri sette o otto a riscriverla", dice.

E all'intervistatore che gli fa notare che è piuttosto veloce obietta: "Sono un lavoratore incallito, mi concentro molto sul mio lavoro...e non faccio niente altro che scrivere il mio romanzo durante il periodo di creazione letteraria".

La sua tipica giornata di lavoro, diceva, inizia alle 4 di mattina (!) e continua per cinque o sei ore. Nel pomeriggio, una decina di chilometri di corsa o 150 metri a nuoto, poi lettura e un po' di musica. A nanna alle nove.

Tengo questa routine tutti i giorni senza variazioni. È la ripetizione in sé che diventa importante; è una forma di ipnosi. Io ipnotizzo me stesso per raggiungere uno stato mentale più profondo. Ma ottenere questa ripetitività per così tanto tempo - da sei mesi a un anno - richiede una buona dose di forza mentale e fisica.

Ed è necessaria solitudine (“sono un solitario...non amo i circoli letterari”) e per questo non a caso ha deciso di vivere alla periferia di Tokyo, dove può girare senza che nessuno lo riconosca. Eppure una presenza cara accanto sembra indispensabile, come quella di sua moglie, la sua prima e più appassionata lettrice.

Però la routine e le adeguate “protezioni” alla propria privacy non bastano. Perché la scrittura è stata per Murakami soprattutto un dono. Non era un gran lettore lui, e non aveva scrittori di forte riferimento a cui ispirarsi.

Quando avevo ventinove anni, ho iniziato a scrivere un romanzo... volevo scrivere qualcosa ma non sapevo come. Non sapevo come scrivere in giapponese – non avevo letto quasi niente di letteratura giapponese – così ho preso in prestito stile, struttura, tutto, dai libri che avevo letto, libri americani o occidentali. Il risultato: ho creato il mio stile. E così ho iniziato.

Perchè al di là della concentrazione o degli stati mentali, la scrittura è semplicemente un sogno ad occhi aperti:

Il jazz è un viaggio mentale per me, non differente dalla scrittura – spiega, da appassionato di musica – la cosa buona dello scrivere libri è che puoi sognare anche da sveglio. Se è un sogno reale, tu non ne hai il controllo. Ma quando scrivi, sei sveglio, e puoi scegliere tempo, lunghezza, tutto. Se fosse un “vero” sogno non potresti farlo.

Qualcosa di facile, per chi come lui "sa" sognare.

Via | The Paris Review

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