Soldi, soldi, soldi. Inutile fare tanto i romantici: il libro è un prodotto che va venduto, al pari della confezione di pasta. Entrambi nutrono. Ed entrambi devono portare profitto a qualcuno. Questo sembra il leitmotiv delle discussioni che da qualche giorno si incrociano in rete. E se il lettore per nutrire il proprio spirito deve pagare e alla fine riceverà una ricompensa del tutto spirituale, l’autore e gli editori – anche quelli più disinteressati alla caducità delle cose – cercano pecunia sonante. Due esempi in proposito: le affermazioni dello scrittore Graham Swift e la lista degli scrittori più pagata al mondo pubblicata in questi giorni da Forbes.
Come riporta il Corriere, lo scrittore Graham Swift (vincitore del Booker Prize nel 1996 con Last Orders – pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 1999 con il titolo Ultimo giro) si è lamentato della scarsità degli introiti a cui andrebbero incontro gli autori che pubblicano eBook:
Non invidio assolutamente gli aspiranti romanzieri perché la loro sopravvivenza è minacciata dagli ebook, visto che il modo in cui vengono pagati per questi lavori è molto aleatorio e che la tendenza futura credo sia quella di pagarli ancora meno. Di conseguenza, questi autori si renderanno presto conto di non potersi più mantenere con quello che fanno e smetteranno così di scrivere, rendendo il mondo più povero di libri. Una prospettiva che mi sembra davvero allarmante.
Considerato che lo scorso giugno lo scrittore John Locke ha venduto un milione di eBook a 99 centesimi di dollaro (nemmeno 70 centesimi di euro) mi sembra che quella di Graham Swift sia più che altro una polemica corporativista per dire alla fine che io sono più bravo di te perché ho venduto libri veri, quelli di carta, per intendersi.
L’altro esempio ci viene dalla lista di Forbes 2011 con gli scrittori più pagati. Questa la top ten:
Appena fuori dalla top ten troviamo Ken Follett (14 milioni USD/ circa 10 milioni euro), Suzanne Collins (10 milioni USD / poco meno di 7 milioni di euro ), J. K. Rowling (5 milioni USD / quasi 3 milioni e mezzo di euro).
Perché, ricordiamolo sempre, uno scrive per passione, mica per i soldi.
Foto | Flickr
Riccardo Bruni
22 ago 2011 - 10:34 - #1Gli ebook sono un formato: prendersela con un formato temo abbia poco senso. Il fatto che gli scrittori siano mal pagati non dipende dal formato, dipende da un editore che decide di pagarli poco. Semmai, oggi un esordiente ha, grazie al digitale, una possibilità che prima era molto più limitata quanto a potenzialità di distribuzione: scegliere di prodursi il libro per conto proprio e mettersi sul mercato. Opzione che hanno anche gli autori già affermati e i primi ad averla scelta sono arrivati, vedi la Rowling che sta per aprire Pottermore, il sito dal quale si venderà per conto proprio le versioni ebook dei libri di Harry Potter.
lordmax
22 ago 2011 - 12:06 - #2Ma pensa, autori affermati che gridano contro i rischi degli ebook.
Strano, proprio strano.
Peccato per loro che tutte le ricerche diano loro torno.
Per non parlare del fatto che l’editoria digitale è l’unica via percorribile per un esordiente che non voglia finire nella rete dell’editoria a pagamento.
Anonimo codardo
22 ago 2011 - 17:43 - #3Sono le stesse identiche lamentele di quando arrivò l’MP3. Avanti così, continuano a farci del male.
dante e omero
23 ago 2011 - 11:38 - #4Tutti scrittori di lingua inglese.
Tutta letteratura da quattro soldi.