Il sicario di Fidel, di Roberto Ampuero

Immaginiamo che qualcuno si metta in testa di uccidere Fidel Castro. Cosa accadrebbe? D’accordo, la risposta più facile, più immediata è che, come primissima conseguenza, cadrebbe il comunismo a Cuba.

Ma, in seconda battuta, ciò che accadrebbe sarebbe un esodo di milioni di cubani verso l’America, più precisamente diretti in Florida, e lo farebbero a bordo di canotti e scialuppe improvvisate.

A quel punto immaginiamo che gli americani dovrebbero respingerli e farebbero una pessima figura sul piano internazionale, con ricadute sul valore del dollaro. Ammettiamo che comunque riescano ad arrivare in Florida. Cosa accadrebbe? Sarebbe un danno per il sistema sanitario, per il turismo eccetera.

Insomma, un delitto del genere non porterebbe da nessuna parte. Non converrebbe a nessuno. Tanto meno a chi l’America la rappresenta nei punti nevralgici del sistema politico e di difesa. Ovviamente, questo sarebbe il punto di vista razionale e freddo di un burocrate americano.

Eppure, nell’ultimo trhiller di Roberto Ampuero, Il sicario di Fidel, edito da Garzanti, Il Comandante, che com’è noto ha trascorso gran parte della sua esistenza a sventare controrivoluzioni e cospirazioni, è in grosso pericolo di vita.

A volerlo morto di certo è un'oscura organizzazione di esuli cubani stanziati a Miami. Ma la verità è che per il momento nessuno conosce il killer e la mano che lo guida e lo finanzia. Tuttavia, una cosa è sicura: è uno che non sbaglia mai.

Paradossalmente, dunque, la Cia si trova costretta a proteggere suo malgrado uno dei suoi più acerrimi nemici, e non certo per senso di solidarietà, ma per le ragioni sopraelencate.

Bisogna fermarlo ad ogni costo questo killer. Prima che le cose prendano una brutta piega, per tutti. E l'unico a poterlo fermare è un certo investigatore che a Cuba non se la passa tanto bene da un bel pezzo: Cayetano Brulé.

Ampuero Roberto
Il sicario di Fidel
Traduzione dallo spagnolo di Stefania Cherchi
350 pagine
€ 19.60

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