Un posto anche per me di Francesco Abate

Abate narra la storia tenera e spietata di un dimenticato.

Peppino, sangue sardo arrivato dalla Svizzera ancora piccolo e catapultato in una capitale piena di gente e in una famiglia tutta storta, con il padre-idolo Bruno chiuso in galera, due nonne, anzi in realtà una nonna "giovane" e l'altra "vecchia" che è in realtà bisnonna, i suoi che lo mettono a pensione dalle suore, dette Ciliegine, con Madre Binocolo e Madre Tempesta, striscioline di un mondo racchiuso in "Un posto anche per me".

Peppino grassottello e rassicurante nella penna di Francesco Abate. Peppino che ufficialmente si occupa delle consegne per il ristorante "Nuraghe Blu" e trascorre la notte trascinandosi di autobus in autobus grazie al suo "abbonamento degli auti". Peppino che non può dimenticare il cappello di lana, perché c'ha la sinusite e l'umido che cala col buio aggredisce la testa e si mangia i pensieri, come un dolore sordo che solo il ricordo di alcune amicizie vere, come quella con Wahid, ed altre che sfiorano il sentore dell'amore, che porta il nome di Marisa, compagna di scuola che ritorna in altri volti, riescono a lenire.

E la colonna sonora di questa vita trasparente, che circonda la silhouette ben meno eterea del protagonista, vestito con un abito elegante, il cappotto comprato dallo zio e le scarpe da ginnastica dei cinesi che danno un tocco fashion e "sdlammatizzano l'insieme", come afferma la commessa cinese che le ha vendute è un'insieme di brani composti da Stefano Guzzetti, tranne 'Un posto' e 'FB (Pischelli)', firmati da Guzzetti e Irene Nonis, e 'Nei nostri luoghi' dei Subsonica, di musiche che accompagnano i segreti e le vergogne che un ragazzo spesso si porta sempre dietro, anche nelle "gabbie dorate" dove lo aspettano con ansia ricchi e rampolli della "buona società".

Mezzanotte. Esplode il cielo. L'artiglieria del nuovo anno. Che frastuono e che colori.
C'è una festa in ogni villa di questa collina, in ogni casa di questa città sui colli, sulle pianure, lungo i fiumi.
C'è una festa oltre la città, nelle città vicine, a Pomezia dove Nonna con la gonna da flamenco sarà seduta su una sedia a battere le mani, nei paesi più a sud e in quelli del nord, sulle navi che solcano i mari, nella mia Isola, nel quartiere dei cuccurus cottus, nella casa di Nonna Vecchia e nella piazzetta che c'è sotto.
Forse oggi fanno festa anche i morti. Usciranno dalle loro tombe e brinderanno per l'eternità.

Via | einaudi.it

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