Lo Spallone di Fabrizio Capecelatro: storia di Don Ciro Mazzarella, re del contrabbando

Ciro Mazzarella si racconta trale pagine di Fabrizio Capecelatro.


Ciro Mazzarella

è considerato da molti, probabilmente non a torto, il "re del contrabbando", definizione strenuamente rifiutata da colui al quale è rimasta appiccicata addosso. E' a questo personaggio scolpito tra i vicoli di un Napoli salmastra e traffichina che guarda Fabrizio Capecelatro, tratteggiando il ritratto di un uomo la cui vita si dipana tra "sangue, tabacco e polvere da sparo", anche se del primo a dire il vero se ne vede poco nel corso della narrazione, sostituito da abbondanti dosi di caffé stretto, velate da onnipresenti volute di fumo di sigaretta. Un racconto che svolge buona parte delle fasi dell'esistenza di Don Ciro Mazzarella, dall'infanzia in una città devastata dalla guerra e dalle speranze tradite, alla realtà quotidiana della borsa nera, dal costante arrangiarsi per "tirare a campare" secondo uno dei verbi principali dei quartieri popolari, alla corruzione imperante, in una terra profondamente avvezza all'illegalità, nella quale lo Stato appare lontananissimo e avulso e a regnare in sostituzione è l'Antistato. Tra le pagine del testo firmato dal giovane cronista Fabrizio Capecelatro ad emergere sono i contorni dell'uomo, non solo quelli del criminale, che si fanno spazio tra le logiche commerciali poco limpide delle multinazionali del tabacco, il convinto radicamento della tradizionale funzione sociale del guappo napoletano e soprattutto un senso di giustizia personale piuttosto acuto, che si riflette sullo spirito fondamentalmente anarchico dei suoi concittadini.
Pezzi frastagliati di vita di strada, imbastiti con il supporto di qualche digressione sulla storia del contrabbando ed intrecciati con le guerre di camorra e la caduta del Muro di Berlino, che risalgono sullo scafo attuale la parabola de "lo Spallone", un capo rispettato, "figlio d'arte", che ha dominato il fiorente settore del contrabbando di sigarette per decenni e non esita a puntare il dito sulle grandi imprese che speculano sul bisogno della gente.

Quel cornicione, per quanto stretto e pericolante, era l’unico svago per Ciro, l’unico luogo in cui tornava ad essere un bambino di nove anni, senza sentire la responsabilità di dover racimolare il pranzo e la cena per il giorno successivo e di aiutare la madre le cui spalle femminili, seppur adulte, non erano abbastanza forti per trasportare tutte quelle stecche di sigarette da rivendere.
Una spaccatura su quel cornicione, forse causata da una bomba, riportava però Ciro alla verità. Lì, sul confine tra il cemento e il vuoto, Ciro poteva essere davvero libero dalla situazione in cui era nato, ma quella frattura gli faceva ricordare che mai nella vita avrebbe potuto andare oltre i trenta centimetri di mondo che gli spettavano.

"Lo Spallone"
Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando
di Fabrizio Capecelatro
con prefazione di
Peter Gomez
Ugo Mursia

Via | mursia

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 25 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail