
Lo scrivere porta con sé delle manie, come per ogni attività legato al “caso” (e per la scrittura rientrano nel campo della casualità vari fattori come l’ispirazione, il definire meglio quel personaggio che proprio sfugge, il sostegno dell’editore, la fortuna del libro una volta pubblicato). Molti scrittori hanno sviluppato diverse manie che mettono in pratica quando scrivono: alcune sono vere e proprie liturgie apotropaiche, altre sono soluzioni ad hoc per superare questo o quel problema, altre ancora sono abitudini che si sono prese e non si vogliono lasciare.
Ecco alcune manie degli scrittori e delle scrittrici viventi:
- Gabriel García Márquez (1927) ha bisogno di stare in una stanza con una temperatura ben precisa e sulla sua scrivania deve starci un fiore giallo, altrimenti nemmeno si siede a scrivere (attività, questa, che svolge sempre stando scalzo). Se non si sente ispirato, non scrive nemmeno una parola;
- Jorge Edwards (1931) approfitta di ogni pezzo di carta che gli capita a tiro – da un tovagliolo del bar fino a uno scontrino fiscale – per annotare le idee che gli vengono nei momenti più inaspettati;
- Mario Vargas Llosa (1936) inizia a scrivere alle 7 di mattina ed è ordinato quasi fino all’ossessione; inoltre è circondato da immagini di ippopotami di ogni tipo;
- Isabel Allende (1942) inizia a scrivere sempre l’8 gennaio: quando comincia a scrivere accende una candela e quando la candela si spegne si ferma, lasciando tutto così com’è;
- Antonio Tabucchi (1943) scrive solo su quaderni scolastici;
- Haruki Murakami (1949) segue sempre lo stesso ritmo, senza interruzione: si alza alle 4 di mattina e lavora per 6 ore; al pomeriggio si fa la sua passeggiata, poi legge, ascolta musica e va a letto alle 21. Dice che questa ripetitività si trasforma in una sorta di ipnosi che gli permette di ottenere una profondità d’animo difficilmente raggiungibile.
Anche gli scrittori che sono morti, comunque, avevano le loro peculiarità:
- Thomas Mann (1875-1955) era così ossessivo con i personaggi dei suoi romanzi che provava a immaginare anche come potessero firmare. Inoltre, leggeva quello che aveva scritto a tutta la sua famiglia e chiedeva consigli su questo o quel passo;
- Ernest Hemingway (1899-1961) scriveva avendo in tasca una zampa di coniglio;
- Jorge Luis Borges (1899-1986) al mattino si metteva nella vasca e meditava sui suoi segni, valutando se fosse meglio tradurli in poesia o racconti;
- Pablo Neruda (1904-1973) usava inchiostro verde;
- Isaac Asimov (1920-1992) lavorava otto ore al giorno, sette giorni alla settimana. Non riposava nei giorni festivi o nei fine settimana e il suo orario era intoccabile. Quando scriveva aveva una media di 35 pagine al giorno. Non gli piaceva rivedere più volte i suoi scritti perché per lui era una perdita di tempo;
- Mario Benedetti (1920-2009) era solito arrivare presto agli appuntamenti e sfruttare questo vantaggio di tempo per scrivere;
- José Saramago (1922-2010) scriveva due pagine precise al giorno, non un rigo di più;
- Norman Mailer (1923-2007) per scrivere Il nudo e il morto seguì un calendario molto preciso: scriveva solo il lunedì, il martedì, il giovedì e il venerdì;
- John Updike (1932-2009) affrontava il blocco dello scrittore immaginando come sarebbe stato il suo libro sugli scaffali di una biblioteca pubblica: ne immaginava ogni dettaglio e così riusciva a trovare nuove energie per scrivere;
- Michael Crichton (1942-2008) era così ossessivo con il lavoro che, quando non scriveva, pensava al libro. Non è un caso che si sposò cinque volte e una delle mogli (Anne-Marie Martin) dichiarò che vivere con lui era come vivere con un corpo inerte dal momento che Michael stava sempre da qualche altra parte.
Via | Papel en blanco
Foto | Flickr
chunfy
18 lug 2011 - 17:28 - #1EHehEH +1 a ’sto post
oijoiji
18 lug 2011 - 18:07 - #2bah, la maggior parte sono soltanto leggende metropolitane