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Come si sceglie il titolo per un libro?

Pubblicato: 11 lug 2011 da Roberto Russo

Come si sceglie il titolo per un libro?

Il titolo, più della copertina, è un elemento fondamentale per il successo di un libro. La copertina può cambiare di edizione in edizione, ma il titolo rimane. Come dire: un titolo – bello o brutto – è per sempre. Come dare, quindi, un buon titolo al proprio romanzo? Come si procede di solito? Si parte da un titolo e si sviluppa la storia? O si scrive la storia e alla fine qualcuno mette un titolo? O, ancora, si aspetta la famigerata ispirazione che suggerirà il titolo perfetto?

Ci sono autori che pare seguano un certo schema. Per esempio, il Premio Nobel Mario Vargas Llosa ha titolato diversi suoi libri nominando due cose: La città e i cani, Pantaleón e le visitatrici, La zia Giulia e lo scribacchino… Altri autori usano diverse metodologie: Andrés Trapiello annota sistematicamente i titoli che gli vengono in mente su un quaderno e ha così tanti titoli che li regala agli amici che glieli chiedono. Bel regalo, non trovate? Ma abbiamo anche casi particolari come lo scrittore argentino Abelardo Arias che usava sempre titoli di tredici lettere: De tales cuales, Polvo y espanto, Álamos talados.

La trattazione che, finora, mi ha più convinto sulla metodologia da seguire per dare un titolo a un libro è quella di Umberto Eco nelle celebri Postille a “Il nome della rosa” pubblicate su Alfabeta n. 49, giugno 1983 e poi riprese in appendice a varie edizioni del romanzo.

Spiega Umberto Eco:

Un narratore non deve fornire interpretazioni della propria opera, altrimenti non avrebbe scritto un romanzo, che è una macchina per generare interpretazioni. Ma uno dei principali ostacoli alla realizzazione di questo virtuoso proposito è proprio il fatto che un romanzo deve avere un titolo.

E continua:

Un titolo è purtroppo già una chiave interpretativa. Non ci si può sottrarre alle suggestioni generate da “Il rosso e il nero” o da “Guerra e pace”. I titoli più rispettosi del lettore sono quelli che si riducono al nome dell’eroe eponimo, come “David Copperfield” o “Robinson Crusoe”, ma anche il riferimento all’eponimo può costituire una indebita ingerenza da parte dell’autore. Le “Père Goriot” centra l’attenzione del lettore sulla figura del vecchio padre, mentre il romanzo è anche l’epopea di Rastignac, o di Vautrin alias Collin. Forse bisognerebbe essere onestamente disonesti come Dumas, poiché è chiaro che “I tre moschettieri” è in verità la storia del quarto. Ma sono lussi rari, e forse l’autore può consentirseli solo per sbaglio.

Come nasce, dunque, il titolo Il nome della rosa?

Il mio romanzo aveva un altro titolo di lavoro, che era l’“Abbazia del delitto”. L’ho scartato perché fissa l’attenzione del lettore sulla sola trama poliziesca e poteva illecitamente indurre sfortunati acquirenti, in caccia di storie tutte azione, a buttarsi su un libro che li avrebbe delusi. Il mio sogno era di intitolare il libro “Adso da Melk”. Titolo molto neutro, perché Adso era pur sempre la voce narrante. Ma da noi gli editori non amano i nomi propri, persino “Fermo e Lucia” è stato riciclato in altra forma, e per il resto ci sono pochi esempi, come “Lemmonio Boreo”, “Rubé” o “Metello”… Pochissimi, rispetto alle legioni di cugine Bette, di Barry Lyndon, di Armance e di Tom Jones che popolano altre letterature.

L’idea del“ Nome della rosa” mi venne quasi per caso e mi piacque perché la rosa è una figura simbolica così densa di significati da non averne quasi più nessuno: rosa mistica, e rosa ha vissuto quel che vivono le rose, la guerra delle due rose, una rosa è una rosa è una rosa è una rosa, i rosacroce, grazie delle magnifiche rose, rosa fresca aulentissima. Il lettore ne risultava giustamente depistato, non poteva scegliere una interpretazione; e anche se avesse colto le possibili letture nominaliste del verso finale ci arrivava appunto alla fine, quando già aveva fatto chissà quali altre scelte. Un titolo deve confondere le idee, non irreggimentarle.

A vostro giudizio, quale è il titolo più bello che abbiate mai incontrato?

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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • Giacomo Brunoro

    11 lug 2011 - 09:10 - #1
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    “A Sud di nessun Nord” di Bukowski (in originale è ancora più bello: Sout of no North). Mai letto un titolo più bello di questo.

  • zoon

    11 lug 2011 - 09:48 - #2
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    avanguardie futuro oscuro :D

  • Profilo di gianlkr

    gianlkr

    11 lug 2011 - 12:27 - #3
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    “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” :)

  • Maria D.

    11 lug 2011 - 16:27 - #4
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    L’uccello che girava le viti del mondo.

    Per la scelta del titolo: mi risulta che talvolta, soprattutto per gli scrittori emergenti, il titolo venga addirittura imposto da alcuni editori.

  • Profilo di kartikeya

    kartikeya

    11 lug 2011 - 19:57 - #5
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    “C’era una volta l’amore, ma ho dovuto ammazzarlo”
    “Un giorno questo dolore ti sarà utile”
    “A un cerbiatto somiglia il mio amore”

  • cristina ansoldi

    13 ago 2011 - 09:48 - #6
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    ‘Ma gli androidi sognano pecore elettriche?’ di Dick Philip K.
    ‘la tredicesima storia’ di Diane Setterfield
    ‘Il libro delle illusioni, di Paul Auster
    ‘L’arpa di Davita’di Chaim Potok

  • luna lovgut

    05 ott 2011 - 17:09 - #7
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    la vita una cosa stupenda

  • matteo raggi

    17 gen 2012 - 15:45 - #8
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    Ha senso registrare un marchio per tutelare il titolo di un libro?

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