
Nel 1600 lo scrittore inglese Barnaby Rich si lamentava dell’abbondanza dei libri e dell’impossibilità di leggerli tutti. Diceva:
Una delle grandi malattie del nostro tempo è la proliferazione di libri che soffocano un mondo incapace di digerire l’abbondanza di materie oziose che tutti i giorni si stampano.
Circa trent’anni dopo Robert Burton nella sua Anatomia della melanconia borbottava sul “vasto caos e confusione di libri”, con il “loro peso che ci opprime, la vista ci fa male nel leggere, e le dita sono stanche di girare pagine”. L’affermazione che ci sono troppi libri in giro viene da lontano, come si può vedere.
Da un punto di vista meramente economico, meno titoli pubblicati significherebbero più vendite singole. Ma qui è importante il punto di vista del lettore: una maggior quantità di libri offre maggiori possibilità di trovarne uno che soddisfi i propri gusti. Dall’altro lato, la proliferazione dei libri significa che questi saranno sempre più specifici, nella (spasmodica) ricerca della propria nicchia di mercato da occupare.
In questo modo la vita dei libri diventa effimera: le novità di oggi si assommano a quelle della settimana scorsa e di due settimane fa e così a ritroso. È pur vero, comunque, che è di gran lunga preferibile l’esistenza di milioni di libri effimeri che pochi titoli ritenuti sacri dall’opinione comune.
In ogni caso dobbiamo abituarci a questa situazione perché non si va indietro. Le pubblicazioni saranno sempre più accessibili e grazie alla meticolosità della distribuzione e alle strategie di marketing si raggiungeranno i lettori sempre in maniera più selettiva; soprattutto grazie agli eBook verranno pubblicati libri che fino a poco tempo fa non sarebbero stati pubblicati perché troppo rischioso darli alle stampe.
Alla domanda “Che libro stai leggendo?” potremo rispondere fornendo titoli e autori del tutto sconosciuti a chi ce lo sta chiedendo. Libri e autori arcinoti a livello mondiale rimarranno una sorta di chimera, visto che leggeremo in maniera sempre più frammentaria per via dell’abbondanza di pubblicazioni.
La sfida è, dunque, la qualità: personalmente non temo il proliferare di libri (cartacei o digitali), di case editrici, del self publishing e così via. Alla fine in questo nascere-crescere-morire di testi c’è tutta la gioia della vita. Quello che temo è che si possa perdere passione per la lettura. Questo sarebbe un dramma. Per la scrittura, pare, che per ora non ci siano problemi, considerati i mille e mille grafomani che siamo. Leggere, invece, ha bisogno di tempo, richiede di doversi fermare, necessita di uno stacco dal multitasking che ci perseguita. E questo, per molti, non è accettabile.
Scrive Gabriel Zaid ne I troppi libri:
La libertà e la felicità che si provano nella lettura generano assuefazione, e la forza della tradizione sta proprio in questa esperienza, che, in ultima analisi, sfrutta ogni innovazione volgendola ai propri fini. Leggere libera il lettore e lo trasporta dal suo libro a una lettura di sé e di tutta la vita. Lo porta a partecipare alle conversazioni e, in qualche caso, a organizzarle lui stesso, proprio come fanno molti lettori attivi: genitori, insegnanti, amici, scrittori, traduttori, critici, editori, librai, bibliotecari, promotori. L’unicità di ciascun lettore, riflessa nella particolare natura della sua biblioteca personale (il suo genoma intellettuale), fiorisce nella diversità. E la conversazione va avanti, tra gli eccessi della grafomania e gli eccessi del commercio, tra la diffusione incontrollata del caso e la concentrazione del mercato.
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Ludo_ii
20 giu 2011 - 10:00 - #1Secondo me la sfida non è la ‘qualità’, anche se penso sia giusto continuare a dare spazio a opere ‘di qualità’.
Il punto è che non credo sia un delitto la lettura leggera, di evasione, mezzo di intrattenimento; non penso che le persone debbano leggere solo libri pregnanti, penso che abbiano tutto il diritto di scegliere anche romanzi che procurino uno svago piacevole, senza chissà quale impegno. La proliferazione di pubblicazioni è un vantaggio, da questo punto di vista, e, ora come ora, non penso ci si debba preoccupare se tra cent’anni la società avrà dimenticato molti degli autori pubblicati oggi.
E poi, diciamoci la verità, anche l’Ottocento ha conosciuto un’invasione di autori da intrarttenimento poi dimenticati, anzi si può dire che fu uno dei motivi per cui si sviluppò la concezione di «arte per arte» tra gli scrittori che successivamente, invece, avrebbero ricordato le generazioni future (uno su tutti fu Flaubert, che soffrì pure per la scarsa comprensione della sua opera tra tanti dei lettori dell’epoca).
Niente di davvero nuovo sotto il sole, dunque, per quanto società e dinamiche siano cambiate e non sia così corretto paragonare periodi storici diversi. Penso non siano da confondere la passione per la lettura con l’impegno pregevole di leggere opere significative e complesse e si debba prendere atto della potenza produttiva moderna.
GiovanniSantostefano
20 giu 2011 - 12:23 - #2Per me il problema non risiede nella “quantità” di libri (non siamo mica obbligati a leggerli tutti) ma nella scrittura giudata del marketing. Questo fenomeno finisce per nausearmi! Se, ad esempio, avrei potuto nutrire interesse per un libro paranormal-urban-sentimental-ekkekosa-fantasy, questo interesse mi sfuma puntualmente vedendo che da mesi e mesi e mesi ancora ne escono a frotte.
La letteratura d’evasione mi sembra, purtroppo, dominata dal fenomeno: vende il maghetto? tutti a scrivere di maghetti!
Paradossalmente, la grande mole di libri fa sì che esistano moltissimi libri che escono da questo gioco di marketing e quindi è una cosa buona ma trovarli è il vero problema! Perché in libreria trovo solo una fila sconfinata di libri urban-fantasy ecc…
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Quindi in questo complicato ragionamento vedo:
Un universo fatto da tanti libri che è il bene perché le tematiche trattate soddisferebbero tutti
Tanti sottouniversi fatti da tanti libri tutti uguali che sono il male nel momento in cui un sottouniverso diventa alla moda e quindi monopolizza le librerie, soddisfando solo gli appassionati di quel particolare filone narrativo.
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Sono stato abbastanza contorto? :D
st-alex
20 giu 2011 - 15:28 - #3Boh, dov’è il problema?
Se siete stanchi di vedere tanti libri pubblicati ogni settimana allora non considerateli. Leggete i classici e classici moderni che, sicuramente, se sono pubblicati ancora oggi e hanno vinto la prova del tempo vuol dire che sono libri di qualità…
destunygio
20 giu 2011 - 17:25 - #4Partendo dal presupposto che non ESISTE più entusiasmo nella lettura, e ve lo dico io che ho 18 anni, ma non è tanto a causa delle “quantità” dei libri prodotti ma bensì dalla società che spinge sempre di più la massa all’omicidio della cultura!
Chiusa questa parentesi ne aprirei un’altra…dunque come avete ben detto voi nei vostri commenti molte persone tendono a pubblicare o a scrivere storie solo a causa del marketing seguendo quanto più conviene alle proprie tasche e non realizzando qualcosa di altrettanto alteranativo, questo purtroppo non si può combiare…ora forse ha colpito di più la fascia fantasy ma tempo fa ricordo che, dopo il successo del libro “il cacciatore di aquiloni” c’è stata una vasta pubblicazione di libri dedicati alle tragiche storie di bambini o donne e prima ancora dopo il successo dei libri di Larson c’è stata una continua pubblicazione di thriller..ecc quindi che dire? E’ un cane che morde la coda, quando qualcosa va di moda subito si inizia a portare le persone all’esasperazione. C’è da dire poi che la maggior parte dei testi che ci arrivano sono stati pubblicati nei paesi europei-americani da ANNI!Ad esempio il primo volume della saga di Anita Blake è uscito in America nel 1993 ed è arrivato in Italia la bellezza di 10 anni dopo! Quindi secondo me molti libri ci vengono “negati” perchè ritenuti dalle case Editrici non importanti, e solo dopo aver visto una vendita di un certo genere ne consente la produzione di fac-simili.
Un’altro fattore da considerare è l’arrivo sul mercato di E-Book (che a mio avviso NON dovrebbe ESISTERE) che non ha fatto altro che rendere virtuale l’unica cosa ancora normale!
Concludo dicendo che i libri non sono mai troppi anzi, a mio avviso dovrebbero aumentare facendo si che una persona possa rispecchiarsi e amare un’enorme vastità di libri così da poter avere sempre una scelta.
ya_85
20 giu 2011 - 23:45 - #5Grazie a dio che ce ne sono…TANTI… DI OGNI TIPO E GENERE… Un buon libro è sempre la migliore compagnia… in momenti belli e tristi… servono per distogliere lo sguardo da questo MONDO malato che non fa altro che parlare di corruzione e malessere… Servono per rintanarsi in un mondo diverso da quello che ci circonda… senza però cuocere il cervello come i videogiochi o la tv… poi sfogliare un buon libro è una sensazione unica… sentire l’odore delle pagine vecchie e nuove… stimola i ricordi ^_^
P.S.= almeno questo è ciò che penso io ^_^
GiovanniSantostefano
21 giu 2011 - 10:35 - #6#5: hei, il mondo è grande tanto quanto quello dei libri… e non tutto è brutto e malato! :)
Devi solo trovare il luogo, il momento e la storia giusta per rivalutarlo! (e, se possibile, cercare di migliorare il mondo brutto :D )
malkovich
21 giu 2011 - 11:05 - #7paragonando al mondo dei film e delle canzoni quello dei libri non è così usurato. ogni settimana escono almeno dieci nuovi film al cinema, in percentuale è tantissimo. ma booksblog perchè non organizzate un concorso letterario?