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Robert Darnton, di chi sarà la biblioteca globale prossima ventura?

Pubblicato: 09 giu 2011 da Francesco

Ieri ho ascoltato il Professor Darnton ospite delle tre Fondazioni dei grandi gruppi editoriali milanesi, per una presentazione del suo ultimo lavoro: Il futuro del libro, una raccolta di undici saggi uscita da poco in italiano. Lo rivedremo sulle pagine di Blogo per l’altro incontro di domani a Perugia, dove spiegherà ai fortunati spettatori come il blog abbia una storia di 250 anni. Cosa ci ha raccontato Darnton? Ma sopratutto lui chi è? Robert Darnton è Direttore del sistema bibliotecario di Harvard, e di biblioteche ha parlato qui a Milano. Se ne legge poco su Booksblog, ecco qualche nota dalla presentazione, nel seguito di questo post uscito un po’ lunghetto.

Per prima cosa, son rimasto sbigottito dal suo colpo ad effetto: Tetraedron, rivista di chimica da quarantamila Euro l’anno. Esempio di un mercato matto, dove i prezzi in costante aumento hanno messo in crisi un intero sistema. Le riviste costano, troppo, le biblioteche universitarie possono permettersene poche, la foliazione diminuisce e chi la paga sono i tesisti che non trovano più spazio per pubblicare le proprie ricerche.

La soluzione? Passare al digitale e al sistema Open Access, dove i lavori di ricerca sono aperti alla lettura e alla valutazione dei colleghi sul web in maniera gratuita. Nel 2001 Berkeley e Stanford lanciano una petizione perchè i professori scrivano solo per riviste aperte, e la cosa ha successo: la Public library of science si impone come modello e acquista prestigio nell’ambiente accademico. Oggi Harvard ha un archivio digitale sul quale i professori hanno potere di opt out, in altre parole i loro lavori sono resi disponibili al pubblico a meno di un’espressa richiesta in senso contrario da parte dell’autore. I numeri: 6190 articoli online gratuitamente e il 70% di professori attivi. Purtroppo manca un modello di business: è solo Google Books a prevedere un accesso su abbonamento, nemmeno alle biblioteche pubbliche è concesso di connettersi gratuitamente. E così Google, da forza positiva, finisce per diventare un nemico per il sistema del sapere scientifico. La più grande biblioteca al mondo diventa un’istituzione privata, a scopo di lucro. Le biblioteche reagiscono con il sistema del Compact for Open Access Publishing Equity.

Le tre associazioni bibliotecarie mondiali si sono opposte alle mosse di Google, lo stesso Ministero della giustizia americana interviene perchè non si ratifichi un monopolio sulla cultura mondiale. Il 23 marzo Google Books subisce una sentenza sfavorevole: la partita è ancora tutta da giocare. 

Darnton non rinuncia a prospettarci un finale ottimista. La sua utopia si chiama Digital public library of america, una entità non commerciale che coalizza da un lato le fondazioni finanziatrici, e dall’altro le biblioteche che digitalizzano i contenuti da mettere in comune. La risposta al progetto è entusiasmante, i fondi sono pronti per partire nel 2013, una segreteria è già operativa oggi. In Europa, Norvegia e Olanda promettono bene, mentre a livello comunitario esiste il progetto Europeana - una raccolta di raccolte che dispone di cinque milioni di Euro di fondi CEE.

Darnton chiude con un tocco di sciovinismo. Nonostante siano molti i paesi europei che combattono contro il mostro a sette teste di Google, saranno gli Stati Uniti a ridefinire l’ecosistema bibliotecario del futuro. Concediamoglielo, sperando si avveri l’utopia del web: una sola biblioteca universale, federazione di tutti i progetti nazionali, rete delle reti per un sapere condiviso e accessibile.

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