Mauro Giancaspro: manoscritti, archivi e cyberspazio

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Al Forum sul futuro della cultura e delle industrie culturali di Monza, abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche battuta con il Direttore della Biblioteca nazionale di Napoli. Ecco qualche scorcio della conversazione.

Mi raccontava di un servizio per il Sole sugli autografi, un discorso molto interessante su qualcosa che scomparirà....

Il servizio sul Sole24Ore fu diviso in due parti: una uscì sul Domenicale di due anni fa, con un articolo mio, uno di Antonio Ghirelli e uno di Paola Villani - docente del magistero di Napoli - e poi un altro servizio molto bello fu messo online sul sito, si cercava di fare vedere alcune zone della biblioteca, ma il discorso fu focalizzato sugli autografi di Leopardi. Ancora oggi molti napoletani lo ignorano, ma il 95% degli autografi di Leopardi sono a Napoli, i grandi Idillii, lo Zibaldone, la corrispondenza con Antonio Ranieri... ma sono proprio i versi che hanno un impatto emozionale con il pubblico particolarmente forte, per cui noi ripetiamo spesso che la biblioteca è anche un luogo di emozioni. A contatto con gli autografi di Leopardi, scopri innanzitutto che era tutt'altro che spontaneo e istintivo come ci hanno fatto credere: era sempre scontento di quello che scriveva e rielaborava tutto, e per questo quando viaggiava portava con sé tutte le sue carte. Quando è morto a Napoli, le carte, lasciate al suo amico Ranieri, finirono alla Biblioteca Nazionale. È bello guardare questi autografi, scoprire qualcosa dell'autore tramite la sua grafia, entrare tra le pieghe della scrittura e scoprire il carattere: Leopardi era un personaggio particolarmente vanitoso, che scriveva come se sentisse sulle spalle gli occhi dei posteri. Una grafia minuta, elegante, pulita, leggibilissima, anche con le correzioni. Ecco, questa emozione di guardare gli autografi, questa indiscrezione di leggere tra le righe della grafia di un autore,  per carpirgli qualche segreto della sua psiche, è un piacere, è un'emozione. Per rapportarci al discorso di questo workshop dell'Unesco tutta la modernità è particolarmente utile, particolarmente avvincente, particolarmente veloce: ma perde in emozione, in pathos, in partecipazione emotiva alla scrittura.  

Ma già Croce scriveva a macchina...

Benedetto Croce le ultime sue cose le ha fatte già a macchina, ma ci sono anche versioni fatte a mano con le correzioni. Leggendo un libro di Nicholas Carr, che ha raccontato il suo passaggio dalla lettura sul cartaceo alla lettura sul web, ho visto citato un episodio della vita di Nietzsche: ormai vecchio e miope, si convinse a comprare una macchina da scrivere, una Hansen Writing Ball. Un suo amico gli scrisse che aveva notato un cambiamento nel suo modo di scrivere, più sintetico, più stringato e paratattico. Nietzsche disse che era stato fortemente condizionato dalla macchina da scrivere. Il medium in questo caso si identifica con il contenuto. 

Voglio farle una domanda un po' forte: con Google è finita la library science, è finita la scienza della catalogazione dell'informazione. Google opera per forza bruta, in testo libero, non c'è più il lavoro basato su tassonomie.

Questo da un lato potrebbe significare che quella del bibliotecario è una specie in via di estinzione, che andrebbe protetta. Quello di cui non ci si rende conto però, è che innovando, noi restauriamo, Google per quanto possa apparire paradossale, realizza un sogno degli umanisti, gli umanisti che furono sconvolti da un diluvio di libri stampati e cercarono di sistemarli e sognarono, come fece Conrad Von Gesner, autore nel 1545 della Bibliotheca Universalis, il sogno di raccogliere tutto lo scibile, tutto il sapere, un sogno che era anteriore all'Enciclopedia del settecento. Google realizza questo sogno umanistico di avere la biblitoeca universale - in formato digitale - che comprende tutto lo scibile. Il bibliotoecario si deve riconvertire in animatore. 

In guida, in creatore di percorsi...

Se la biblioteca rende migliori? La risposta è sicuramente sì. Legga questa poesia di Bukoswki: "La vecchia biblioteca di Los Angeles / continuava a essere la mia casa / e la casa di molti altri vagabondi / meraviglioso luogo / la biblioteca pubblica di Los Angeles / fu una casa per chiunque / avesse avuto una casa d'inferno / la vecchia biblioteca / probabilmente mi evitò / di finire suicida / di diventare scassinatore di banche / uno che picchia la moglie / ...ringrazio di aver incontrato quella biblioteca / quando ero giovane e cercavo / qualcosa/ a cuiafferrarmi / e non sembrava esserci / molto".

 

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