La cultura enciclopedica di Davide Bregola

Giovanni Costa somiglia un po’ a Davide Bregola, autore del romanzo CEDA, di cui Giovanni Costa e’ il protagonista. Ci somiglia per esplicita ammissione dello stesso autore, difatti CEDA e’ “autofiction”, miscuglio di finzione narrativa e autobiografia.



Giovanni Costa e’ un tipo che sta simpatico per forza. Giovanni Costa e’ figlio di gente per bene, di gente di campagna, operai, gente che lavora. Giovanni Costa e’ un antifighetto; talmente antifighetto che sta con una ragazza che ha la tigna – e ci ride sopra.


Giovanni Costa sa un sacco di cose, ma le cose che sa non gli bastano. Gli manca la verità. Così continua ad interrogarsi, ad interrogare le persone che gli stanno attorno e le loro storie,  ma soprattutto continua ad interrogare le tante cose che sa: concetti nozioni e bibliografie. Tutte cose che Giovanni Costa rispetta, utilizza e cede al lettore.


Giovanni Costa racconta la sua ricerca della verità in prima persona, con una sintassi molto semplice. Secondo me e’ un po’ naif, secondo Bregola Giovanni Costa e’ una specie di mistico. Fosse uno scrittore, Giovanni Costa sarebbe l’antiColombati. In effetti, come Colombati, Giovanni Costa e’ uno scrittore. E come Bregola, Giovanni Costa dev’essere convinto che di un testo non importi la forma (non siamo più nel 900), ma “la forza”. Quindi e’ l’antiColombati.


Personalmente non ho capito se Giovanni Costa sia ipocondriaco; di sicuro lo e’ Davide Bregola, che in ogni capitolo ha piazzato un malato e una patologia.

E non ho capito neppure se lo sguardo di Giovanni Costa sulla “realtà” sia del tutto libero – e liberato, da ogni ideologia.  Poco importa, tanto alla fine sono i soliti noti (preti e americani) a farci la solita brutta figura. E poco importa se Pippo Pollina non vincerà mai Sanremo e Capezzone – mi spiace per lui, avrà piu’ simpatie come cabarettista che come politico. Di queste cose Giovanni Costa se ne frega.


Davide Bregola, per sua esplicita ammissione, si aspetta molto da questo romanzo. Se ho capito bene lo sente un po’ come un’opera profetica. Non importa se poi CEDA sia così disarmato da sembrare debole. Anche i Vangeli sono semplici, ma mica sono deboli.


Debole o forte, ad un certo punto il romanzo finisce, e finisce senza che Giovanni Costa abbia trovato la verità. Mica perché concetti, nozioni e bibliografie a sua disposizione siano scarsi; piuttosto – direi – perché la verità non si trova dentro o grazie a concetti, nozioni e bibliografie. La verita’ non e’ un privilegio, o forse si’. Comunque e’ un’esperienza. Ed esperienze di verita’, Giovanni Costa ne trova eccome. Solo che non se ne accorge. Perche’ la verità che cerca lui, non e’ quella vera, quella dei rapporti con le persone (familiari, amici, morosa) che lo circondano. La verita’ che cerca e’ un’altra, non sa nemmeno quale. Di sicuro non e’ la verita’ vera, quella della mediocrità da cui vuole fuggire, quella che, come ammette ad un certo punto nel suo appunto numero 2, non sa se gli basta.


La cultura enciclopedica dell’autodidatta” 

autofiction di Davide Bregola

Sironi Editore – pp. 236 – 14.50 euro

in libreria dal 25 maggio 

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