Il campo di concentramento di Dachau: 5 libri per non dimenticare

Visitando il campo di concentramento di Dachau, Angela Merkel ha invitato a non dimenticare. Ecco 5 libri che parlano di quel che successe a Dachau.

Il campo di concentramento di Dachau: 5 libri per non dimenticare

La visita di Angela Merkel al campo di concentramento di Dachau è stata un momento importante, considerato che è la prima volta che un Cancelliere tedesco si reca in visita a quel campo, l'ex prima fabbrica della morte dell'arcipelago Gulag nazista. Ha detto la Merkel:

Questo che fu il primo Lager aperto dai nazisti forti allora del consenso della maggioranza resti quello che è per me Cancelliera e per le mie emozioni, il luogo della tristezza e della vergogna. Oggi più che mai la Memoria è necessaria oggi più che mai è necessario tener presente che la minaccia dell'ultradestra, dell'antisemitismo e di ogni forma di razzismo, discriminazione, emarginazione è viva. Va combattuta con il coraggio civile e l'impegno che noi tedeschi allora non avemmo. Non con l'indifferenza che vediamo anche oggi verso tante nuove sofferenze.

La Memoria è necessaria e molto spesso sono i libri a tramandarla. Su Dachau in Italia sono disponibili varie pubblicazioni. Vediamone alcune:


  1. Erino D’Agostini: Un prete a Dachau. Il ricordo non impedisce il perdono (Morganti, 2012). Don Erino D'Agostini scrisse in una sorta di diario i fatti che lo videro partecipare al movimento di Liberazione partigiana nel Friuli orientale, poi in veste di prigioniero politico nel carcere di Udine, sino al suo internamento nel lager di Dachau. Entrò nel luglio del 1944 nella Resistenza con il nome di battaglia Unio. Dopo mesi di assistenza alla popolazione e ai partigiani combattenti, fu arrestato nel mese di dicembre a Canal di Grivò dai cosacchi, che presidiavano per conto dei nazisti l'Alto Friuli. Incarcerato a Udine, nel febbraio del 1945 salì sul convoglio dei deportati destinati al campo di concentramento di Dachau.

  2. Giovanni Melodia: Non dimenticare Dachau. I giorni del massacro e della speranza in un lager nazista (Mursia, 2006). In queste pagine Giovanni Melodia narra la sua esperienza nel campo di sterminio di Dachau. Le sue memorie si distinguono da altre testimonianze sui Lager nazisti poiché descrivono ciò che avvenne dopo la liberazione, quando le truppe alleate e soprattutto i singoli comitati nazionali, dovettero affrontare i molteplici problemi delle migliaia di superstiti in gravissime condizioni fisiche e psichiche. Le vicende, talvolta allucinanti, sono state vissute personalmente dall'Autore nella sua qualità di rappresentante italiano del Comitato Internazionale dei Prigionieri (IPC) e di dirigente del Comitato italiano.

  3. Leone Fiorentino, La marcia della morte. Da Auschwitz a Dachau 1943-1945 (Mursia, 2002). «Apprendo oggi, 27 maggio 1945, di essere il primo ebreo romano deportato nei campi di sterminio nazisti ad essere tornato vivo da quell'inferno». Da Auschwitz-Birkenau, a Sutthof, a Vahingen, a Natzweiller, e infine "la marcia della morte" a Dachau, la fuga disperata, la salvezza e il ritorno a casa. Dopo cinquant'anni non c'è tregua per chi deve convivere con l'assurdo senso di colpa per essere sopravvissuto, per chi si trova sempre "dentro quel campo maledetto" e che chiede oggi, come unico risarcimento, il coraggio di fare le domande più dolorose e dare le risposte, anche le più laceranti.

  4. Jean Bernard: Pfarrerblock 25487. Un prete a Dachau 1941-1942. Jean Bernard venne arrestato in Lussemburgo il 6 gennaio 1941 dalla Gestapo, la Polizia segreta di Stato tedesca, e dopo interrogatori senza esito venne trasferito nel campo di concentramento di Dachau, che in quel momento annoverava circa 12.500 detenuti. L'allora trentaquattrenne sacerdote rappresentava per i nazisti un personaggio scomodo, perché non approvava l'annessione del suo paese fatta da Hitler. Era il numero 25487 e, in quanto sacerdote cattolico, venne assegnato al cosiddetto "Pfarrerblock" ("Reparto preti"). Quando Jean Bernard pensava di avere chiuso ormai la sua vita terrena, all'improvviso venne rilasciato, probabilmente grazie all'influsso dell'amministrazione militare tedesca di Parigi. Scrisse allora queste pagine che si leggono come un diario. Nella loro semplicità soltanto raccontano avvenimenti che non possono e non devono essere dimenticati.

  5. Alex Kershaw: Il liberatore. Un'odissea lunga 500 giorni dalle spiagge della Sicilia ai cancelli di Dachau (Piemme, 2013). Il giorno: 29 aprile 1945. Le parole: Arbeit Macht Frei (Il lavoro rende liberi). Sono lì, sul cancello davanti a loro. Danno il loro lugubre benvenuto a un luogo di sofferenza e di morte, un nome rimasto nella Storia come simbolo d'infamia: Dachau, il primo campo di concentramento della Germania nazista. Le SS sono in fuga, il Terzo Reich è un cumulo di macerie, il folle sogno di Hitler è prossimo a svanire in un sanguinoso crepuscolo degli dei. Grazie all'eroismo di tanti uomini comuni, diventati eroi. Ragazzi come loro. Loro sono i Thunderbird, giovani soldati venuti da Oltreoceano, sulle mostrine l'Uccello del tuono dei miti pellerossa, tra le mani un fucile Garand. Molti, troppi sono rimasti per strada, caduti in mille scontri. Ma altri hanno tenuto duro, e hanno risposto al fuoco nazista per arrivare a quei cancelli, vedere quelle figure tremanti ed emaciate dietro il filo spinato - prigionieri privati di tutto, ormai anche della speranza - e poter dire loro: "Siete liberi". Il tenente colonnello Felix Sparks conosce l'orrore della guerra, ha visto i ragazzi ai suoi ordini falciati sotto i suoi occhi, ma non poteva immaginare questo, non aveva idea di cos'è un campo di sterminio. Quel giorno, il giorno della liberazione di Dachau, il suo cuore esiterà, per un momento, quando qualcuno dei suoi fedeli ragazzi deciderà di applicare la legge del taglione. Occhio per occhio, dente per dente. Questa è la sua storia, dalle spiagge della Sicilia fino al tempio dell'orrore. È l'odissea di un uomo.

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