Bendandi, l'uomo che andava incontro ai terremoti, di Marco Palomba

bendandiIl 20 dicembre 1923 Raffaele Bendandi, falegname e astronomo autodidatta, “deposita presso il Notaio Domenico Savini di Faenza una busta che contiene la previsione di due terremoti; il 21 dicembre, cioè il giorno dopo, in America, e il 2 gennaio nella penisola Balcanica. I terremoti si verificano puntualmente”.

Il giorno dopo, sul Corriere della sera esce una pezzo scritto dal giornalista Otello Cavara (fino ad allora scettico) che sancisce la nascita del mito del Bendandi. Titolo: Colui che prevede i terremoti.

Il nome di Bendandi torna spesso in questi giorni, a corredo delle profezie di sciagura che, l'11 maggio prossimo, dovrebbe colpire secondo una diceria molto popolare sul web, anche Roma.

Il nome ritorna perchè qualcuno sostiene che lui stesso lo avesse previsto, nelle sue carte (ma ciò non è verificabile, perchè la sua casa, dopo la sua morte, venne razziata da ignoti). Bendandi aveva infatti previsto puntualmente, per tutta la sua vita, tutti i terremoti che si verificarono.

Vecchio e ridotto in povertà, si attaccò al telefono, pochi giorni prima del terribile terremoto che colpì il Friuli il 6 maggio del 1976. “Pronto...signora...mi sente....? Pronto? Parla Bendandi....Da Faenza. Guardate che lì viene giù tutto...Dovete venir via. Subito. Venite via tutti”.

Di questo tenore, come riporta l'autore, furono le 250 telefonate che fece lui in quel di Udine, alla vigilia del sisma. Quei pochissimi che gli credettero ebbero salva la vita, ma la maggior parte gli rispose “Ma lei non ha niente di meglio da fare che rompere i maroni alla gente?”.

La domanda è allora: come faceva Bendandi ad aver previsto tutti i terremoti, senza neanche essere laureato? E perchè chi di dovere non gli assegnò i fondi necessari a farlo studiare e collaborare a una ricerca seria su un metodo di previsione dei sismi?

La prima risposta è sbalorditiva: Bendandi lavorava con foglio di carta e matita, eseguendo complicatissimi calcoli anche a 10-12 decimali. E alla fine dei calcoli, otteneva una data, quella del terremoto.

Bendandi era convinto che “i terremoti altro non sono che scricchiolii della crosta terrestre determinati dal variare della tensione gravitazionale esercitata dalle altre masse sul nostro pianeta”.
Attraverso complicatissimi calcoli sulla posizione della luna e dei pianeti rispetto alla terra, Bendandi si accorse che esisteva una ciclicità dei terremoti.

Nessuno però – e qui veniamo alla seconda risposta - gli fornì i fondi per studiare, in Italia, e lui rifiutò di andare in America: non ebbe mai cuore di lasciare la sua Faenza, anche se oltreoceano gli avrebbero steso, come ammise lui, tappeti d'oro. Ebbe riconoscimenti formali da Mussolini e visite di capi di Stato, ma alla fine della sua vita le onorificenze non gli fruttavano neanche il pane per campare.

M. Palomba
Bendandi, l'uomo che andava incontro ai terremoti
Agapantos ed.
12 euro

  • shares
  • +1
  • Mail