Il paese di Dio, di Percival Everett

Il paese di Dio, di Percival EverettPolvere e cattivo odore. Si ha quasi la bocca impastata di polvere e si percepisce il cattivo odore di persone non lavate non leggere il romanzo Il paese di Dio di Percival Everett da poco in libreria per Nutrimenti. Everett ambienta il suo romanzo nel selvaggio West e ne esaspera, in maniera parodistica, gli aspetti salienti a tutti ben noti per la serie di film western, creando, così un testo accattivante che chiede di essere letto e che rende palpabile l'aria che nel West di respirava.

La storia è abbastanza semplice: dei banditi assaltano una fattoria, mettono a ferro e fuoco tutto, rapiscono la fattrice e uccidono finanche il cane (elemento questo che ritorna nella storia). Si salva solo il capo famiglia, Curt Marder, che va alla ricerca della sua bella. Per cercare di fare in fretta, assolda il braccatore Bubba, un nero. Alla compagnia si unisce Jake, un adolescente fuori dalla norma.

Percival Everett è un maestro nel capovolgere quella che sembra la normalità delle cose (si pensi, per esempio, a Non sono Sidney Poitier in cui il protagonista si chiama con una negazione – Non sono Sidney Poitier, appunto – che costringe il lettore a tenere sempre presente quello che è e quello che non è, tanto nella finzione narrativa quando nella realtà). Anche ne Il paese di Dio avviene questo capovolgimento. Basti pensare ai banditi che assaltano la fattoria. Chi sono? Indiani? Parrebbe di sì, visto che usano le frecce. Ma potrebbero essere anche dei bianchi che vogliono incolpare gli indiani, visto che sono vestiti proprio come i bianchi. Ma ancora – nelle elucubrazioni mentali di Curt Marder – potrebbero essere degli indiani, che si sono vestiti da visipallidi, perché la colpa ricada sui bianchi. Insomma, un intrecciarsi di storie e situazioni che rendono il romanzo godibile.

Da notare anche la critica alla società e all'ottusità delle persone, presente in questo romanzo (come anche in altri) di Percival Everett. Benché ritenuti di “serie B”, gli unici a ragionare sono il nero Bubba e i pellerossa.

“Perché aiuti quest'uomo?”, ha chiesto Cervo Scattante.
“Mi paga con la terra”, ha risposto Bubba. “Buffo no? Una volta era la vostra terra. Forse dovrei restituirvela appena l'avrò avuta”.
“Tu sei anche più scuro di noi”, ha detto Orso Felice. “Non ti lasceranno tenere quella terra. Credi davvero che ti lasceranno tenerla?”.
“Nessuno può possedere la terra”, ha detto Grande Alce.
“Nessuno dovrebbe possederla”, ha detto il nero. “Ma ormai funziona così, Grande Alce. Ogni mattina mi chiesto cosa dovrei fare. Non mi do pace. Mi fa schifo tutto”.
“E cosa ti rispondi, amico mio?”, ha chiesto Grande Alce.

Notevole la traduzione italiana di Marco Rossari che rende benissimo le mille sfumature della penna di Percival Everett.

Percival Everett
Il paese di Dio
Nutrimenti, 2011
ISBN 978-88-6594-000-6
pp. 199, euro 16

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