
Le parole sono importanti! Parto da questo diktat morettiano perchè vorrei condividere con voi una sensazione che spesso mi assale durante cene ed eventi sociali vari: che la maggior parte di noi usi sempre le stesse parole.
Ieri ad esempio, mi sono ascoltata pronunciare dopo non so quanto tempo il termine “irriverente”. Da quant’è che non la sentivo in giro? Senza scomodare lo Zanichelli, volevo semplicemente descrivere l’atteggiamento di una persona che con fare giocoso mette un po’ alla berlina gli altri (va bene, avete capito, la persona in questione sono io). Avrei potuto usare la parola “criticona” ma irriverente era più esatto, perchè il “punzecchiamento” avviene non alle spalle della persona in questione ma in sua presenza.
Irriverente è, infatti, anche l’atteggiamento di chi in pubblico si “profonde” regolarmente in rivelazioni importune di beghe altrui di cui sia a conoscenza, per strappare una risata all’uditorio (“importune” specialmente se la persona in questione è il tuo fidanzato - che hai appena presentato ai tuoi amici - ma questa è un’altra storia).
Quando mai ad esempio, vi capita di usare la parola “profondersi”, che ho citato nel paragrafo precedente? Oppure “importuno”? Avete indovinato: potrebbe esservi capitato di farlo, al massimo, scrivendo - magari nella ricerca di sinonimi per evitare odiose ripetizioni. Ne troverete d’altronde a bizzeffe (“bizzeffe” stesso è un altro esempio) se solo aprite a caso l’ultimo libro letto.
Le conclusioni a cui sono arrivata, e su cui vorrei vi pronunciaste, sono due, con una considerzione “politica” finale.
La prima è appunto che parlando con gli altri ci serviamo sempre più spesso delle stesse parole. Forse perchè non abbiamo tempo di usarne altre che richiederebbero complicate spiegazioni sul loro significato? Oppure stiamo diventando sempre più “esemplari rari”, noi lettori Doc? Passiamo meno tempo a conversare oralmente con gli altri, privilegiando Facebook, sms, mail?
Forse è anche la mancanza di tempo a “restringere” il nostro lessico. Mi spiego: con poco tempo a disposizione, viene a mancare una dimensione di “verticalità” alle nostre conversazioni. In genere la voglia di approfondire un concetto, di descrivere una sensazione, di esprimere un ragionamento, viene durante una conversazione più intima e con un numero limitato di persone compresenti.
E non è forse vero che invece tutti noi passiamo la maggior parte della giornata al lavoro, contesto in cui si è meno propensi a parlare intimamente di sé (se lo fate con i vostri colleghi fortunati voi). Anche mail, sms, Facebook non aiutano secondo me in questo, essendo brevi e istantanee per definizione.
La seconda conclusione a cui sono arrivata è che alla maggior parte delle persone si “restringe” il lessico perchè non legge libri, non essendo così abituata a una frequentazione intensa con pensieri, ragionamenti e parole appropriate per esprimerli (cosa che avviene nella pagina scritta).
E perchè - e qui concludo con la virata politica - usare un lessico più variegato sarebbe poi così importante? Io lo penso a prescindere, perchè servirsi sempre delle stesse parole è sintomo di un abbrutimento mentale, secondo me. Si parla male, si pensa male.
Si pensa di meno, anche, o comunque non si è abituati a considerare sfumature concettuali nei propri ragionamenti, il che è indice di poca vitalità mentale. E un Paese di concittadini poco vitali intellettualmemte è un Paese dalla democrazia debole.
Se infatti il popolo - democrazia è per antonomasia governo del popolo - non ha gli adeguati mezzi culturali, i governanti delegati a rappresentarlo nelle istituzioni saranno governanti scelti male, c’è da presumere. P.s. Quando è stata l’ultima volta che avete usato il verbo presumere?
Foto | Flickr
lordmax
04 apr 2011 - 15:40 - #1Articolo terribile… inquietantemente terribile.
I miei complimenti.
^___^
johnss
04 apr 2011 - 16:50 - #2ma chissenefrega? e comunque tl:dr
dolcestella
04 apr 2011 - 18:36 - #3Presumere? L’ho usato l’altro giorno ^^ Fin dalla scuola elementare (ora primaria) ho la fama di “vocabolario vivente”, solo che non capivo come mai mi chiamassero così. Poi crescendo ho compreso il motivo di questo soprannome, notando come le mie coetanee (ho 15 anni) parlino male: frasi prive di congiuntivi e condizionali, “cioè” e “va” dappertutto e tanti altri errori che farebbero inorridire qualsiasi persona che abbia mai aperto un libro di grammatica in vita sua.
P.S.: ottimo articolo, questa della proprietà lessicale è una questione che mi sta particolarmente a cuore.
tilly
05 apr 2011 - 12:02 - #4Sono d’accordo con te, soprattutto quando scrivi : “servirsi sempre delle stesse parole è sintomo di un abbrutimento mentale […]. Si parla male, si pensa male”. Anche se i vocaboli scelti come esempi (irriverente, profondersi, presumere) mi sembrano di uso molto comune anche nel linguaggio orale, ma è sicuramente una questione soggettiva, il vocabolario dipende dal contesto in cui si vive, lavora, studia, dalle persone che si frequentano e sì, come dici tu, da quanto e cosa si legge.
skadi
05 apr 2011 - 15:09 - #5Al contrario, in realtà trovo abbastanza spocchioso chi pretende di comunicare con gli altri con un linguaggio tendente all’aulico, e sinceramente anche inutile.
Provate a farvi spiegare un concetto medico, da un dottore, con termini medici… Credo preferiate un discorso più alla mano, comprensibile a tutti.
Bene, lo stesso concetto si estende a tutto il resto. Ricordatevi che non possiamo assolutamente pretendere che tutti abbiano avuto la fortuna di fare il nostro stesso percorso di studi, abbiano avuto la voglia di leggere o siano stati circondati da persone che arricchivano inconsapevolmente il loro linguaggio.
Mi spiego meglio, ciò non toglie che certi termini non debbano più essere usati o debbano morire, ma non bisogna nemmeno privarsi della libertà di esprimersi come meglio preferiamo per far piacere a chi preferisce un lessico più ampio nel dialogo lasciando indietro chi, per i motivi sopra citati, non può comprendere. Al contrario, dobbiamo aiutare chi è più povero nel linguaggio.
“Profondersi”, “importuno”, “bizzeffe”, “presumere” non mi sembrano, sinceramente, termini poco usati e non vivo di certo in un paese di soli intellettuali.
Senza voler scatenare le ire di nessuno, siete sicuri di non essere voi i troppo pretenziosi? :-)
Invece che lamentarci con un velo di falsa modestia, a mio modestissimo parere, continuiamo ad usare certi termini per diffonderli agli altri e per non farli morire. Invece di fare i bacchettoni è più utile, presumo, diffondere con la GIUSTA DOSE le proprie conoscenze… ;-)
baci