Vandali, di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo

«I vandali che ci interessano» scriveva Antonio Cederna nel ’56 in I vandali in casa (ora ripubblicato da Laterza), «sono quei nostri contemporanei […] i quali, per turpe avidità di denaro, per igno-ranza, volgarità d’animo o semplice bestialità, vanno riducendo in polevere le testimonianze del nostro passato».

Proprio dal grande giornalista, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo ripartono per descrivere l’attuale stato del nostro patrimonio culturale, del quale ci «vantiamo sempre. Fino a fare addirittura la parte dei “ganassa”».

Dall’inchiesta dei due giornalisti del «Corriere della Sera» è nato Vandali, L’assalto alle bellezze d’Italia, appena uscito per Rizzoli, un libro che è una pugnalata al cuore del Bel Paese e, allo stesso tempo, illuminante soprattutto per coloro che in genere rimangono indifferenti di fronte allo sfacelo che si sta consumando sotto i nostri occhi (almeno la speranza è questa).

Ora, una cosa va chiarita: è vero, il nostro patrimonio culturale – senza star qui a quantificare in percentuali più o meno veritiere – è davvero grande, sterminato, forse, per un paese fondamentalmente povero come il nostro. Certe volte, per assurdo, la scoperta archeo-logica conviene riseppellirla, perché non abbiamo i mezzi per mantenerla.

Epperò a questo punto sopravvengono una serie di domande (e, detto con franchezza, anche necessariamente retoriche): com’è possibile che, negli altri paesi, musei e siti archeologici fruttano quattrini a palate e noi invece ci rimettiamo? Non sarà che la nostra classe dirigente non è mai stata in grado di riconoscere il tesoro che ha tra le mani? Ancora: non sarà che a gestirli sono stati degli incompetenti? E, in ultima analisi, come mai i tagli vengono fatti sempre e comunque in campo artistico? Intendendo per campo artistico una vastissima "industria" che va dal cinema al restauro di opere di cui dovremmo essere orgogliosi e probabilmente più intelligenti a sfruttare anche in termini economici.

Purtroppo, la maggior parte di noi ha un'idea molto diversa di industrializzazione. Bisognerebbe far capire alla politica e agli imprenditori che, se si scava nelle nostre terre, è di gran lunga più facile scoprire reperti archeologici che non materie prime quali petrolio ferro o gas. La verità è che il nostro sottosuolo non è attrezzato per ospitare una società esclusivamente industriale. Anzi, il contrario. Eppure ci ostiniamo a pensarci in questi termini, con la conseguenza di trascurare l’unica vera nostra risorsa (insieme all’agricoltura).

I pareri possono essere tanti, ma il risultato è uno: Pompei cade a pezzi, molti musei sparsi in tutto il territorio, che contengono tesori di valore inestimabile (uno su tutti: i bronzi di Riace), non vengono visitati, molti siti storici addirittura abbandonati (per esempio: la reggia di Carditello; la reggia dei Savoia a Venaria Reale; i castelli federiciani di Melfi, Lagopesole e Andria; la casa di Cavour a Leri; Selinunte).

L'aspeto più inquietante di questa faccenda è il silenzio – della politica, della gente – che l'avvolge e la isola. Viene da chiersi: ma noi italiani ce lo meritiamo sul serio ciò che abbiamo? Ce lo meritiamo se ancora oggi non esiste nemmeno una legge che è una contro il reato di trafugamento ed esportazione illegale di opere d’arte (terzo mercato più redditizio, dopo la droga e le armi)?

Viene da chiedersi se non avesse ragione Indro Montanelli che, sul «Corriere», se un paese dà più spazio al cemento che non al rispetto e alla conservazione del territorio e del patrimonio artistico, è un paese capace soltanto di «dare sfogo all’unica vera vocazione di questo nostro popolo di cialtroni che non vedono di là dal proprio naso: l’autodistruzione».

Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
Vandali
Assalto alle bellezze d'Italia

RIZZOLI
Pagine: 288
Prezzo: 18,00 euro
Anno prima edizione: 2011

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