Camilleri e i suoi lettori, seconda parte

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Camilleri in bianco e nero

Eccomi di nuovo per continuare a raccontarvi l’evento Camilleri e i suoi lettori che si è svolto all’Auditorium Parco della Musica di Roma nei giorni 8 e 9 marzo. Questo post è dedicato all’appuntamento Un italiano all’estero. L’Italia vista attraverso il commissario Montalbano a cui hanno preso parte rappresentanti dell’editoria tedesca, spagnola, francese e statunitense. L’elemento comune a tutti questi paesi è l’enorme successo dei romanzi di Camilleri, sorprendente negli Stati Uniti dove di solito il mercato è impietoso con gli autori stranieri. Nei confronti dello scrittore siciliano, invece, racconta Elda Rotor, editor della Penguin, il riscontro dalla rete vendite è sempre più positivo. E lei lo motiva così: “Gli americani si identificano nei personaggi di Camilleri per la loro umanità e sono felici di immergersi nelle atmosfere di quotidianità che l’autore riesce a creare.”

Molto puntuale l’intervento di Marcelle Padovani, che definisce Camilleri “ambasciatore di un’altra Italia”. Un’Italia ironica e vitale, che non scherza con la legalità, che non è ossessionata dalla televisione e dalle nipoti di Mubarak. Dice ancora: “I libri di Camilleri costituiscono una ragione per continuare ad amare l’Italia. Dopo Sciascia è l’ambasciatore di una Sicilia non mafiosa e illuminista”. Altro merito che la giornalista riconosce allo scrittore è quello di aver riconciliato i francesi con i loro dialetti.

L’intervento dello spagnolo Rosales mette in luce un altro aspetto dei libri di Camilleri: l’attenzione riservata al cibo che, insieme all’ironia, ha fatto innamorare gli spagnoli. “Grazie a questi romanzi, ha raccontato, si conosce meglio l’Italia, ma in modo stimolante, perché viene proposto un punto di vista critico.“. La Germania, secondo Iris Gehrmann, lo apprezza per l’arguzia e lo spirito. I tedeschi amano Camilleri come narratore, per il microcosmo vivace che è riuscito a creare, per l’immagine di Sicilia nostalgica che emerge dalle sue storie.

E per quanto riguarda la traduzione? Il più meticoloso pare che sia il traduttore francese, Serge Quadruppani che, a detta di Marcelle Danesi, vive una sorta di simbiosi con Camilleri. Lui per sopperire alla mancanza di termini francesi equivalenti al dialetto siciliano ha coniato dei neologismi. In genere per quasi tutte le lingue le strade sono due: o si trovano termini dei vernacoli locali o se ne inventano di nuovi. La terza via la “svela” Rosales: si può lasciare la parola virgolettata, ma, come precisa anche Marino Sinibaldi, che ha presentato tutto l’evento, “è la scelta più furba per un traduttore e, di solito, l’ultima spiaggia.”

Foto | Flickr

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