Recensioni atipiche: Frankenstein di Maria Scella

Recensioni atipiche: Frankenstein di Mary Shelley L'ultimo prodotto delle scuole creative italiane è questo strano romanzo di Maria Scella (uno pseudonimo dietro cui, dicono dalla casa editrice, si nasconde un nome importante) un romanzo che porta addosso ben visibili i segni di una costruzione narrativa a tappe forzate, probabilmente rivista pesantemente in fase di editing, tipica di un prodotto che, come questo, pare essere stato scritto essenzialmente per partecipare a un concorso letterario (forse lo Strega?).

In ogni caso, la trama è molto semplice, fin troppo: un ricercatore universitario precario, abbandonato dai Baroni, decide di proseguire da solo le sue ricerche e crea, grazie a cellule staminali e incroci genetici, una Creatura mostruosa, ritrovandosi però ben presto a maledire il metodo scientifico e la ricerca e a cercare in ogni modo di riparare al suo errore, finendo per essere ucciso dalla sua stessa Creatura.

Una trama ingenua, come potete vedere, che non riesce a mascherare neppure per un attimo alcune forzature che rendono tutto il romanzo una costruzione posticcia e pretestuosa, i personaggi in primis. A partire da Vittorio, il ricercatore precario, davvero poco credibile nel suo cambio repentino di rotta – un cambio che non riesce nemmeno per un attimo a velare la volontà di sostenere i tagli all'università e alla ricerca dell'attuale governo, nonché una certa ideologia antiscientifica che sa molto di reazionario.

Ma il punto più basso della narrazione è certamente rappresentato dalla ridicola critica alla classe baronale che infesta l'università italiana, una classe baronale rappresentata qui da due professori che sembrano partoriti da un ufficio propaganda e che vengono caratterizzati da dettagli talmente stereotipati da renderli ridicoli. L'ennesimo dettaglio che dimostra che in questo libro non c'è finezza, non c'è eleganza, c'è soltanto una voglia pazza di innescare una crociata per sminuire il ruolo della ricerca e della scienza in Italia.

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