I Baustelle mistici dell'Occidente, di P. Jachia e D. Pilla

baustelle

“E sarete/perfetti dentro/più belli dentro,/negativi vivi esistenzialisti tristi/quarti arrivati/ai campionati/di discesa libera all'inferno”

(La settimana bianca)

Può esistere una avanguardia artistica “di massa”? O meglio: un movimento di avanguardia, cioè di “sperimentazione artistica anche massima”, può essere alla portata di tutti? I Baustelle sembrano dimostrare che può essere così, secondo Paolo Jachia e Davide Pilla, autori di I Baustelle mistici dell'Occidente.

E' lo stesso front man del gruppo Francesco Bianconi a ricordare d'altronde che questa sorta di “utopia” è già stata realizzata da precursori illustri. “Battiato per esempio, con La voce del padrone, ha fatto un disco di canzonette pop ma ha fatto cantare alla gente lo “Shivaismo tantrico” o gli adorniani “minima immoralia”.

La domanda a cui cercheranno di rispondere gli autori è allora cosa nelle canzoni dei Baustelle ha fatto loro ottenere il plauso della critica (hanno vinto il premio Tenco) oltre a quello pubblico (visto il successo di vendite dei loro dischi) portandoli ad essere esponenti di una “tradizione di canzone d'arte e d'autore” al contempo estremamente popolare, mischiando tanto nella musica che nei testi 'alto e basso'.

Non c'è da stupirsi ad esempio che gli autori riprendano il meriggiare di Montale citando la seconda strofa di Gomma o il Dolce Stil Novo (E.N.) passando per Van Gogh o Federico Fellini (Arriva lo ye-ye) (via via che passano gli album è tutto un fiorire di riferimenti al cinema d'autore, inoltre). La loro abile “mania citazionistica” prende di mira – in ambito letterario – soprattutto i poeti maledetti (già dal primo album) e le avanguardie artistiche del Novecento (da La moda del lento in poi).

Da un punto di vista musicale sono altrettanti i 'tributi' alla canzone d'autore, da Battiato a De Gregori, ad esempio, ma al di là dell'aspetto 'colto' dei testi, quello che emerge è soprattutto l'originalità del punto di vista degli autori nel raccontare scenari comunissimi, tipici dell'immaginario collettivo più banale.

Come infatti ci ricordano gli autori, già Roberto Vecchioni aveva teorizzato che “gran merito della canzone d'autore, rispetto alla canzone popolare o commerciale, sta nella ricerca di concetti “significati” ben al di là dello stereotipo”. Infatti "sulla gamma dei possibili contenuti (libertà, amore, doloce ecc) il cantautore inserisce varianti, sfumature, angoli di visuale, sardonicità, umorismi, assurdità logiche, sovrapposizioni storiche, favolistiche, letterarie, simboliche (...)”.

Ad esempio già nel primo album, se Le vacanze dell'83 sembra musicalmente “uscita da una delle radioline cantate nei versi del testo (“le radioline cantano la pubertà”)", per quel che riguarda invece i contenuti "rimanda alla canzone d'arte o d'autore (…)" perchè l'Io narrante è “ un ragazzino debole che ha l'asma, un antieroe che non vive la storia in prima persona e che non è altro che un guardone”.

Tutto questo, e molto, molto altro, sono i Baustelle, portatori di una loro ideologia originale (non solo citazioni!) sul filo dell'esistenzialismo, per identificare la quale gli esempi sono a bizzeffe: basta, appunto, aprire a caso il testo di una loro canzone per trovarsi di fronte al muro di una crisi che riguarda anche chi non ne è consapevole (“Professore lei non sa/che la personalità/se la può permettere (….) solo una piccola élite (…) E l'antidoto che ho/Al futuro anonimo/E' la scritta Calvin Klein”).

P. Jachia - D. Pilla
I Baustelle mistici dell'Occidente. "Un'assurda specie di preghira, che sembra quasi amore"
Ancora ed.
15 euro

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 20 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO