Niente che mi riguardi, di Janice Galloway

gallowayEcco un libro che consiglio a chi come me ha amato la scrittura e le storie di Frank McCourt, Hugo Hamilton o Harry Bernstein. Si tratta infatti, anche nel caso di Niente che mi riguardi, di Janice Galloway, di uno splendido romanzo di formazione ambientato nella Scozia a cavallo fra gli anni '50 e '60.

E' qui che nasce - del tutto inaspettata per la sua madre ultraquarantenne - Janice. Prima di lei c'era stata Cora, sposata poco più che adolescente e tornata a casa senza battere ciglio, dopo aver abbandonato figlio e marito ("Non vuole prendersi cura di niente, diceva mia madre. Vuole tutte le attenzioni per sè (...) la troveranno morta in un androne con le calze attorno al collo uno di questi giorni, diceva mia madre. E' troppo sfacciata accidenti"). Cora che ama truccarsi e si dice 'che schianto' allo specchio, Cora che porta in casa i clienti americani del bar dove fa la cameriera, Cora che non poteva essere più diversa da lei.

"Ero timida, introversa e avevo quasi cinque anni: al sera a letto respiravo appena. Cristo Santo, diceva lei. Se morisse di colpo non te ne accorgeresti nemmeno.
Ed eravamo sorelle. Pensaci. Io ci provavo, ma non ci riuscivo proprio"

In casa, un padre reduce di guerra buono solo a bere (come nella migliore tradizione di romanzi di formazione anglosassoni) e a menar le mani, che va a svegliare Janice per farla cantare di fronte ai suoi amici, quando torna a casa sbronzo. All'epoca in cui guidava lui il camion, in guerra, ripete sempre la madre di Janice, "sarebbe potuto saltare in aria in qualsiasi momento e io mi sarei presa la pensione di vedova di guerra. Ma non è successo. E' sempre stato fortunato. Fortunato e maledettamente inutile".

Janice a cui non è mai piaciuto il suo nome, "un nome insulso, che non sapeva di niente. Se lo odiavo, lasciava intendere mia madre, la colpa era di quello là. Era stato lui ad andare all'anagrafe e a inventarsi quella pagliacciata. Ecco che razza di padre avevo: un padre che non si era nemmeno preso la briga di scegliere qualcosa di carino".

Janice cresce come una bimba solitaria, chiamata 'ritardata' da Cora e in preda ai sensi di colpa per essere nata, Janice costretta a vivere con la madre (di cui è gelosissima) in un solaio, Janice che secondo le maestre non si esprime, non parla (e quando lo fa balbetta). "Se avessi saputo che stavi arrivando, diceva alla fine (mia madre, ndr), se l'avessi scoperto. Le cose sarebbero state diverse. Era già una fortuna che fossi venuta al mondo, come mia sorella non mancava di ricordarmi ogni giorno della mia infanzia. Se avesse scoperto che stavi arrivando...diceva. Non aveva bisogno di aggiungere altro".

Janice però, nonostante le sue apparenti difficoltà nel linguaggio, svilupperà un amore profondo per i libri e la scrittura.

"Non tenevamo libri in soggiorno e anche se l'avessimo fatto non era un posto in cui leggere. I libri erano asociali, diceva mia madre e capivo cosa intendeva dire. Per leggerli nel modo giusto bisognava ignorare gli altri. I libri ti facevano dimenticare te stesso; era la loro dote principale. A letto, la sera, bendisposta verso alberi parlanti, gelati senza fine e ogni genere di sciocche fantasie, potevo credere quel che mi pareva (...) I libri trasformavano la solitudine in un'amica intima e lo facevano meglio in privato. Piuttosto che leggere in soggiorno avrei preferito toccarmi gli alluci piegata in due, tutta nuda. Il soggiorno non era un posto in cui abbassare la guardia".

Consigliato.

J. Galloway
Niente che mi riguardi
Gaffi ed.
18 euro

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