A dimostrazione del fatto che la tentazione alla censura intellettuale, che in questi giorni sta infiammando il Nord Italia dopo le proposte aberranti di alcuni amministratori veneti, non è prerogativa del nostro paese, dalla Francia arriva la notizia di una polemica ormai storica che, in questi giorni ricomincia a infiammarsi.
La polemica in questione riguarda uno degli scrittori più geniali e più problematici del Novecento, Louis Ferdinand Céline, autore di alcuni dei libri più significativi dell’ultimo secolo (come Viaggio al termine della notte e Morte a credito, per esempio), ma, nello stesso tempo, uno di quegli autori che più hanno messo in difficoltà, da sempre, una certa parte del mondo intellettuale europeo, sto parlando di quell’orribile schieramento bipartisan che, tanto da destra quanto da sinistra, non è mai riuscito a staccare il proprio giudizio morale sull’individuo che scrive dal proprio giudizio estetico sulle opere che ha scritto.
In questo caso ad infuriarsi per le celebrazioni dello scrittore francese, previste in concomitanza con il cinquantesimo anno dalla sua morte, sono stati alcuni membri della Association des fils et filles de déportés juifs de France (FFDJF), che, in prossimità del giorno della Memoria, forse confondendo la Storia con la Letteratura, hanno chiesto che il nome di Céline sia tolto dal programma delle celebrazioni perché considerato un acceso antisemita.
Voi che ne pensate? Pensate che sia più importante l’opera o lo scrittore? Io sinceramente, seppur non mi possa nemmeno lontanamente considerare un antisemita, starò sempre dalla parte di Céline, o meglio, dalla parte di Viaggio al termine della notte, di Morte a Credito e di Rigodon.
Via | LeFigaro
Jacopo Donati
20 gen 2011 - 20:14 - #1Credo che il paragone con la lista di proscrizione italiana non stia molto in piedi. Vietare le opere è censura, impedire una celebrazione pubblica è semplicemente una scelta politica. E la differenza la spieghi proprio nel tuo articolo: si censurano le opere, ma si celebra la persona.
Andrea Lombardi
22 gen 2011 - 14:42 - #2Certo, “una scelta politica” DI CENSURA, però: anche perchè il volumetto che includeva Céline era già stato stampato (e se seguiranno le direttive di Klarsfeld sarà MANDATO AL MACERO; macero meno coreografico dei noti roghi, ma sempre distruzione dell’opera scritta è).
Inoltre non si voleva certo “celebrare la persona” Céline tout court, evidentemente; era l’opera letteraria a essere celebrata nei 50 anni dalla morte dell’autore della detta opera. E’ normale che sia così: non si celebra certo Maeterlinck (50nario anche per lui, con Cendrars) per la sua “persona”, ma per le sue opere in generale, e per le sue maggiori in particolare.
Jacopo Donati
23 gen 2011 - 11:25 - #3Temo tu non abbia compreso il mio commento o non avresti scritto l’ultima frase. Céline doveva essere celebrato per i suoi successi letterari, certamente, ma in ogni caso celebri la persona di Céline, non le sue opere.
Le proscrizioni italiane non sono in alcun modo accostabili alla celebrazione vietate a Céline perché nel primo caso c’è il desiderio di voler cancellare gli autori da ogni biblioteca regionale, mentre nel secondo si preferisce semplicemente non celebrarlo. C’è una bella differenza tra il voler danneggiare qualcuno e il non volerlo celebrare.
Capisco (da quanto leggo nel tuo sito) che sei un appassionato di Céline – e se negassero le celebrazioni a un autore che amo, sarei non meno incazzato di te adesso – però credi davvero che non celebrare un autore equivalga al voler le opere di questo autore bruciate?
Andrea Lombardi
23 gen 2011 - 13:05 - #4Ciao, no problem. Non avevo l’ascia di guerra in mano! :-)
“Céline doveva essere celebrato per i suoi successi letterari, certamente, ma in ogni caso celebri la persona di Céline, non le sue opere.” Boh? Semmai celebri entrambi, non solo “la persona”. Una celebrazione nazionale di una democrazia come la Francia mi sembra ovvio che avrebbe messo il focus sul Céline “accettabile”; eroe della 1gm, medico, e romanziere di successo, citando poi anche i lati oscuri; non avrebbe certo sfruttato l’evento per incitare ai pogrom!
Eppoi siamo sempre lì. Che facciamo, non celebriamo più Sartre e Aragon perchè l’uno taceva sui Gulag per non “disilludere l’operaio della Renault” e l’altro per la sua ode alla Ghepeu? E’ ovvio che celebriamo la Nausea e Il diavolo e il buon dio, e non Sartre in quanto nanerottolo occhialuto, per un pò cinico stalinista e un pò pedofilo. Per celebrare un freak così non basta un Browning: i suoi Freaks avevano una umanità che mancava del tutto al Sartre dei fini distinguo sulla pelle dei Dochodjaga.
Venendo all’iniziativa italiana, la differenza è che la proposta (assolutamente demagogica e stupida) dell’assessore citato era appunto una boutade pro domo elettorato, tipica di quella politica del “dichiaro, incasso un pò di 5 minutes of fame elettorali e poi tanto non faccio”, mentre qua hanno fatto, e subito.
Sul “celebrare un autore equivalga al voler le opere di questo autore bruciate” è chiaro che non è questo il caso… in questo caso (anzi, se ci pensiamo, è buona pubblicità per il nostro LFC; l’iniziativa in questione, pur prestigiosa, era comunque abbastanza elitaria), ma ti ricordo che per molti autori, in stati totalitari… o democratici, da Cuba, alla DDR, a qui in Italia o negli USA la loro rimozione per lunghi o brevi periodi dalla scena intellettuale dei loro rispettivi paesi è passata proprio per un manto di silenzio (a cascata dai vari Minculpop alla comunità letteraria; e agli amici) e non per il fragore dei roghi.
Interessante questo articolo:
http://www.unita.it/culture/celine-l-antisemita-br-mitterand-lo-cancella-1.267488
Ciao a tutti!
Andrea