Due matrimoni, di Philip Lopate

lopate

L'amore non dovrebbe essere una lotta...L'amore è una grazia divina. E' qualcosa che accade o niente. Non è solo un prodotto del lavoro e del sudore. E nemmeno sempre te lo sei guadagnato. Certo, a volte bisogna lavorarci, ma la cosa migliore è quando l'amore arriva senza una ragione, misteriosamente. Quello che sto dicendo è che non puoi costringere quella maledetta cosa a esistere.

Due coppie diversissime tra loro, alle prese con quel grande mistero di equilibrismi che è il matrimonio, di cui ogni personaggio svela il complicato funzionamento con le proprie parole. Questo il filo rosso fra i due racconti di Philip Lopate raccolti nel volume Due Matrimoni.

Lopate ci mette davanti, in metafora, ai meccanismi che regolano miracolosamente un orologio delicato. Alimentato spesso da episodi casuali delle nostre esistenze, oltre che dalle nostre emozioni e dalle nostre capacità di introspezione.

“Non è la noia da 'vecchio scarpone' che esaurisce la sessualità della coppia, è la paura dell'intimità”, dice a cena E.G., un vecchio amico di Eleanor e Frank, in Eleanor o il secondo matrimonio. La coppia è al secondo matrimonio per entrambi - “erano entrambi abbastanza grandicelli da sapere cosa volevano. Eleanor non aveva più voglia di essere travolgente, a quanto pareva” - con le giornate divisi fra gli amici, e i rispettivi figli di primo letto.

Praticamente un porto di mare creato ad hoc per “prevenire l'aridità dell'appagamento in cui cadevano facilmente le coppie sposate, come sapevano bene dopo la precedente esperienza”.Hanno scelto Brooklyn e non New York: amano le passeggiate e le serate in compagnia, durante le quali Frank proietta film d'epoca con la sua macchina da presa. Eppure fra loro c'è una crepa invisibile, che solo il caso – ironia della vita – riuscirà a rendere visibile, mettendo entrambi davanti a una scelta.

Nel primo racconto invece, Il matrimonio dello stoico, a parlare della sua esistenza tragicomica è un tranquillo scapolone cinquantenne, un filoso con la passione per lo stoicismo. E lui dovrà – con un'amarissima ironia – applicare proprio le elevate lezioni dei suoi maestri stoici al suo matrimonio, avvenuto con la badante filippina della madre (conosciuta quando la genitrice era già sul letto di morte).

“Perchè, diciamola tutta – si giustifica il protagonista – la morte ha qualcosa di eccitante. Tutta quell'interminabile attesa, quella cupa attrazione verso il dolore della persona invalica, provoca una reazione perversa, la voglia di cercare e trovare la bellezza. Quelli ancora in buona salute sentono un legame più profondo, anche se si sono conosciuti solo il giorno prima...” Chiaro no?

Solo che - anche in questo caso - quello che sembra un matrimonio puramente romantico fra due anime malincoiche che si accontentano di vivere entro gli ombrosi margini della vita, si muta in qualcosa di diverso ogni giorno che passa.

Rita, sua moglie “è la versione privata dello spirito divino dell'universo, se mai ce n'è stata una”. “Uno dei motivi per cui l'ho sposata era la speranza che mi aiutasse a entrare nel consorzio umano...- spiega il protagonista - mi sono sempre sentito diverso rispetto agli altri, nella mia reazione controintuitiva alle cose di tutti i giorni. Credevo di aver trovato pace, nel mio isolamento, finchè non ho conosciuto Rita”.

E allora per lei bisogna pur sopportare il bell'istruttore nero di equitazione durante la luna di miele, tutti quei costosi festoni per Natale, i parenti inopportuni, o che lei non sembri neanche riuscire a leggere per metà il proprio libro, La saggezza dello schiavo. Gli aforismi di Epitteto, anche se in fondo “Rita conosce la vita. Non ha bisogno di leggere Epitteto, ce l'ha nelle ossa...” Ma, purtroppo per lo stoicissimo protagonista, è solo l'inizio dei guai!

P. Lopate
Due matrimoni
Gaffi ed.
14.80 euro

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 1 voto.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO